La situazione verrà ora riconsiderata. Determinante la posizione dell’Italia, che da quanto trapela da fonti diplomatiche, si è astenuta.
Sulla riforma sulla sostenibilità aziendale era già stato raggiunta l’intesa tra i co-legislatori europei a metà dicembre, ma erano poi emerse riserve da parte tra gli altri della Germania e dell’Italia, che avevano prospettato un’astensione, assieme ad altri tre Stati che avevano già dichiarato le proprie riserve (Svezia, Finlandia ed Estonia), e a inizio febbraio il voto al Coreper era stato dunque fatto slittare per sondare eventuali modifiche possibili.
Da quanto filtra da fonti diplomatiche oggi però sono stati “molti” gli Stati membri – e non solo i cinque prospettati – che hanno espresso astensione per una serie di ragioni diverse legate all’incertezza giuridica, agli oneri amministrativi, al timore sulla mancanza di condizioni di parità sulla scena globale. I 27 sarebbero comunque intenzionati ad adottare una legislazione sull’argomento, viene spiegato anche, e il Consiglio cercherà dunque di affrontare più approfonditamente le preoccupazioni avanzate dagli Stati Ue, in consultazione con il Parlamento europeo.
“Sarebbe ingiusto attribuire la mancata approvazione del testo a un particolare Stato membro”, spiegano fonti diplomatiche. La maggioranza qualificata richiede l’approvazione di 14 Paesi con almeno il 65% della popolazione Ue e l’assenza di grandi Stati determina l’esito del voto. “Ora dobbiamo considerare la situazione e vedere se è possibile affrontare le preoccupazioni avanzate dagli Stati membri, in consultazione con il Parlamento europeo”, fa sapere la presidenza belga dell’Ue.
Anche il cambio di posizione della Francia è stato decisivo nel determinare la mancata approvazione dell’accordo. È quanto si apprende da fonti diplomatiche. Parigi in particolare ha condizionato il proprio appoggio sulla riforma chiedendo alla presidenza di alzare in maniera consistente le dimensioni delle aziende a cui si applicherebbe la direttiva. Nell’intesa inter-istituzionale era prevista l’applicazione per le imprese con oltre 500 dipendenti e 150 milioni di euro di fatturato. Al Coreper non si è tenuta formalmente una votazione ma i rappresentanti degli Stati sono intervenuti per dichiarare una posizione sull’accordo negoziato a metà dicembre tra presidenza ed Eurocamera. In precedenza era emersa una posizione di astensione di Italia, Germania, Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Lussemburgo, Estonia, Finlandia, Lituania, Cechia, Malta, Finlandia, e Austria, con la Svezia contraria.
La decisione degli Stati membri di “fare marcia indietro non rispetta il Parlamento europeo nel suo complesso come legislatore” e “mina la fiducia necessaria per raggiungere accordi” tra le istituzioni. “Quello che è successo oggi è molto preoccupante” e “mi indigna. Questa legge dovrebbe essere un punto di riferimento globale per responsabilizzare le aziende e incentivare una condotta aziendale responsabile”. Lo ha detto l’eurodeputata olandese di S&D Lara Wolters, relatrice al Pe sulla riforma respinta. C’è stata “una significativa pressione” da parte delle aziende, ha anche denunciato.