Ha una propria moneta, una costituzione, un parlamento, una bandiera e un inno. Uno degli ultimi bastioni della retorica di stampo sovietico, il territorio ha comunque privatizzato alcune delle sue imprese industriali.
La Russia sostiene la regione con l’assistenza finanziaria. Ha una reputazione di corruzione, criminalità organizzata e contrabbando, e ha negato le accuse di vendita illegale di armi e di riciclaggio di denaro.
L’autoproclamata Repubblica della Transnistria è un vero e proprio museo a cielo aperto dell’era sovietica, a maggioranza russofona. A differenza della Moldavia ha mantenuto l’alfabeto cirillico. Non è però riconosciuto come Stato dalla comunità internazionale, compresa la Russia, che tuttavia lo considera una testa di ponte non lontana dai confini dell’Unione Europea. Fortemente dipendente economicamente da Mosca, che ad esempio gli fornisce gas gratuito, ha un’economia che si basa sull’industria pesante e sui molteplici traffici, ma il tenore di vita resta molto basso.
Il gruppo Sheriff, fondato all’inizio degli anni ’90 da due ex agenti di polizia sovietici regolarmente accusati di corruzione, gode di un quasi monopolio economico e politico in questo territorio. Possiede supermercati, distributori di benzina e perfino una squadra di calcio, l’FC Sheriff, che, con sorpresa di tutti, si è distinta per il suo esordio in Champions League nel 2021-2022. Ma anche la famosa distilleria di cognac Kvint e un allevamento di storioni beluga da cui si produce un pregiato caviale.
Nel 2015, il media investigativo Rise Moldova ha affermato che un terzo del bilancio del territorio è finito nelle casse di questo gruppo. Nonostante il suo capitalismo sfrenato, in Transnistria dominano i simboli dell’era sovietica. Una statua di Lenin si trova nel centro della sua città principale, Tiraspol, e un busto del padre della rivoluzione bolscevica del 1917 fa la guardia davanti all’edificio del municipio che ha mantenuto il suo nome originale: la Casa dei Soviet. Sulla bandiera inoltre sono ancora impressi i simboli comunisti più conosciuti: la falce e il martello, nonché la stella rossa.
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