È quello che succede appunto a Thelonious Ellison (Jeffrey Wright), il protagonista di American Fiction, professore nero di letteratura e romanziere sfigato perché i romanzi che propone all’editore sono considerati poco ‘neri’: ovvero senza padri assenti, rap, crack, parolacce e gente uccisa da cattivi poliziotti bianchi. Thelonious, abbastanza intelligente per sopportare questo suo destino, manca però all’appuntamento con la tolleranza solo quando una scrittrice afroamericana, anche più borghese di lui, pubblica un romanzo furbo che diventa immediatamente un successo, cavalcando appunto tutti gli stereotipi possibili e con uno slang povero, tutte cose che titillano il senso di colpa dei bianchi. Così Thelonious, furioso, si inventa uno pseudonimo e scrive subito un libro dello stesso tipo dal titolo molto nero: Fuck. E arrivano successo, soldi e anche un adattamento cinematografico.
Tra i momenti più eclatanti di American Fiction quello che vede Thelonious venire inserito nella giuria di un premio letterario (“un nero ci sta bene in giuria”) e si ritrova a giudicare quel libro che ha scritto sotto pseudonimo. E la commedia? C’è, grazie alla bravura di Jeffrey Wright, capace di un’ironia sottile, come d’altronde di tutto il cast: Tracee Ellis Ross, Issa Rae, Sterling K. Brown (candidato come attore non protagonista nei panni del fratello gay di Thelonious), John Ortiz, Erika Alexander, Leslie Uggams, Adam Brody e Keith David. Frase cult di questo film, liberamente adattato dal romanzo Cancellazione di Percival Everett, quella che dice Thelonious su ciò che vogliono gli editori bianchi dagli autori neri: “libri necessari’, ‘ferite aperte’, sono affamati di ‘black trauma’”.
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