La Corte penale internazionale
(Cpi) ha respinto l’ultimo ricorso presentato dal governo del
Venezuela per ottenere l’archiviazione delle indagini in corso
per presunti crimini contro l’umanità commessi nel Paese. La
procura, guidata da Karim Khan, continuerà a esaminare i
presunti abusi commessi dalle istituzioni del Paese partire dal
2014, in seguito delle mobilitazioni organizzate dalle
opposizione al governo chavista. La decisione di avviare le
indagini era stata adottata dalla Cpi il 3 novembre 2021, dopo
la denuncia presentata nel 2018 dai governi di Argentina,
Canada, Colombia, Cile, Paraguay e Perù, tutti paesi firmatari
dello Statuto di Roma, trattato che istituisce la Corte.
Nella richiesta di archiviazione Caracas non solo negava
l’esistenza di “abusi vasti e generalizzati” considerati
dall’articolo 7 dello statuto come crimini contro l’umanità, ma
affermava anche che indagini sulle violenze fossero già in
corso. Perché la Corte possa operare in un Paese deve infatti
essere dimostrato che il sistema giudiziario interno sia
‘incapace’ (unable) di perseguire i crimini denunciati o che
manchi la ‘volontà’ (unwilling), come nel caso specifico del
Venezuela.
Caracas – che essendo firmataria del trattato non può in
alcun modo impedire le attività della Corte o rifiutarne la
giurisdizione – ha espresso “disaccordo” con la decisione
giudicando il processo “una risposta all’intenzione di
strumentalizzare i meccanismi di giustizia penale internazionale
a fini politici” utilizzando “crimini contro l’umanità mai
commessi” per colpire il governo, ha riferito il ministero degli
Esteri in una nota.
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