AGI – “Occorre coraggio per andare fino in fondo nell’accertamento rigoroso della verità, ricordando che fare giustizia è sempre un atto di carità, un’occasione di correzione fraterna che intende aiutare l’altro a riconoscere il suo errore”. Così Papa Francesco presiedendo l’inaugurazione del 95esimo Anno Giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano nel messaggio letto da Monsignor Ciampanelli perché come ha spiegato “ho la bronchite“.
“Questo vale in special modo – ha sottolineato il Pontefice nel suo discorso letto da monsignor Filippo Ciampanelli – quando emergono e devono essere sanzionati comportamenti che sono particolarmente gravi e scandalosi, tanto più quando avvengono nell’ambito della comunità cristiana“.
Il coraggio, ha aggiunto Francesco, “contiene una forza umile, che si appoggia sulla fede e sulla vicinanza di Dio e si esprime in modo particolare nella capacità di agire con pazienza e perseveranza, respingendo i condizionamenti interni ed esterni che ostacolano il compimento del bene. Il coraggio disorienta i corrotti e li mette, per così dire, in un angolo, perché hanno il cuore chiuso e indurito”.
“Anche nelle società ben organizzate, ben regolate e supportate dalle istituzioni, sempre rimane necessario il coraggio personale per affrontare le diverse situazioni, con discernimento e con fiducia nel Signore. Senza questa sana audacia, si rischia di cedere alla rassegnazione e si finisce per trascurare tanti piccoli e grandi soprusi. È un atteggiamento che – ha precisato – non mira al proprio protagonismo, ma alla solidarietà con i fratelli e le sorelle che portano il peso delle loro paure e debolezze”.
“Questo coraggio noi lo vediamo con ammirazione in tanti uomini e donne che vivono prove durissime: pensiamo alle vittime delle guerre, o a quanti sono sottoposti a continue violazioni dei diritti umani, tra i quali i numerosi cristiani perseguitati. Davanti a queste ingiustizie, lo Spirito ci dà la forza di non rassegnarci, suscita in noi lo sdegno e il coraggio: lo sdegno di fronte a queste realtà inaccettabili e il coraggio per cercare di cambiarle”.
Nel 2023, l’ufficio del Promotore di Giustizia vaticano “è stato investito di un numero di procedimenti quasi doppio rispetto al 2022 tra i quali devono annoverarsi anche casi che, non di rado, sono sotto i riflettori dell’opinione pubblica”. Lo ha sottolineato Alessandro Diddi, promotore di Giustizia vaticano, nel suo discorso in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario.
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