«Gli sviluppi geopolitici evidenziano la necessità impellente che l’Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria sicurezza e si prepari ad affrontare in modo efficace l’intero spettro delle minacce che deve affrontare», si legge nel documento messo a punto dalle squadre del commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, della vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, e dell’alto rappresentante Josep Borrell. Dopo decenni di investimenti nel settore considerati “insufficienti”, con il nuovo piano l’Ue punta a definire un percorso per permettere alla sua base industriale e tecnologica di essere pronta a reagire. Da qui la proposta, già anticipata a grandi linee da Ursula von der Leyen, di procedere con gli acquisti congiunti — sull’esempio di quanto già fatto con i vaccini e il gas — e di puntare sui progetti di interesse comune per la difesa di terra, aerea, missilistica, spaziale, marittima, sottomarina e cibernetica.
Entro il 2035 circa la metà del valore del mercato della Difesa dell’Ue dovrà essere realizzato all’interno dei confini continentali, invertendo la tendenza ad acquistare la maggior parte delle attrezzature militari dai Paesi terzi. Dall’inizio della guerra in Ucraina il 75% degli ordini di nuove attrezzature militari è andato a industrie non europee, di cui il 68% a produttori americani. Il “Buy european”, nella visione di Macron, dovrebbe essere il nuovo motto dell’Ue anche davanti alla possibile vittoria di Donald Trump alle presidenziali oltreoceano. E anche se per Berlino l’emissione di nuovo debito comune resta una linea rossa, si potrebbe parlare del fondo da 100 miliardi di euro per la Difesa sul modello Recovery già il 21 e 22 marzo al vertice dei leader Ue.