Il rimbalzo del turismo nel 2023 (con valori a livello mondiale ormai prossimi a quelli dell’epoca pre-pandemia) si è tradotta anche in una ripresa degli affitti brevi nelle grandi città e nelle destinazioni più ricercate dai visitatori nazionali e stranieri. I centri storici italiani sono tornati a essere sotto pressione e a rischio di overtourism. Il governo è intervenuto sul tema ma per alcuni sindaci in maniera non sufficiente a regolare un fenomeno che rischia di rendere invivibile le città anche per l’alto impatto che questa offerta può avere sul prezzo degli affitti.
L’ultima polemica è quella tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala («una regolamentazione “fuffa”») e la ministra del Turismo Daniela Santanchè («Al sindaco Sala dico che quello degli affitti brevi non è un tema dell’ultimo anno, c’è da parecchi anni e non ricordo nessun ministro che ne abbia parlato prima di noi»). Il capoluogo milanese ha chiesto in passato all’esecutivo di poter applicare un tetto massimo di giorni agli immobili destinati agli affitti turistici, un “potere speciale” concesso finora solo a Venezia.
Ma qual è il livello di sostenibilità delle città italiane in tema di affitti brevi? Un modo per misurare il fenomeno e avere un paragone con altri mete europee è quello di mettere in rapporto il numero di notti in alloggi per soggiorni di breve durata con la popolazione residente: più alto il valore, più forte è la pressione che la presenza turistica ha sulla vita della città. Per fare questo si possono usare i numeri di Eurostat che da alcuni anni ha avviato una collaborazione con le quattro principali piattaforme (Airbnb, Booking.com, Tripadvisor e Expedia Group) che trasmettono all’ufficio di statistica europeo i propri dati su annunci e prenotazioni.
I dati completi per città sono disponibili al momento solo per l’anno 2022 ma è già evidente la ripresa rispetto ai numeri del 2019 (ultimo anno non influenzato dalla pandemia mondiale). Prendendo in considerazione le prime cinque destinazioni urbane europee per numero di notti in affitti brevi emerge come la più sbilanciata sia Lisbona: la capitale del Portogallo è terza (dopo Parigi e Barcellona) per numero di notti complessive (8,84 milioni) ma il rapporto con la sua popolazione (poco più di mezzo milione di abitanti) fa schizzare il rapporto 16,12 notti per ogni residente. A livelli più contenuti sono Parigi ()quasi 14 milioni di notte ma un rapporto di 6,64 ogni abitante) e Barcellona (5,32).
In Italia Roma è a un livello simile a quello di Madrid: nel 2022 si sono registrati 8,5 milioni di notti che, in rapporto ai suoi 2,7 milioni di abitanti, restituiscono un indice di 3,11. Molto meno sostenibile, invece, la situazione di Venezia : la città della laguna ha ospitato circa 3,3 milioni di notti contro 250mila veneziani residenti. Il risultato è 13,27, il più alto dopo quello di Lisbona nella graduatoria presa in considerazione. Un rapporto che sarebbe ancora più sbilanciato se si prendesse in considerazione il solo centro storico dove si concentrano gli alloggi turistici e che conta circa 50mila abitanti.
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