“Quando è esploso il grunge in Italia, noi eravamo lì. Un mondo, fatto di etichette indipendenti, fino ad allora sommerso è emerso. E il nostro contributo è stato quello di contribuire con canzoni in italiano. All’epoca c’era un certo timore: faccio rock e devo cantare in inglese. Con noi anche gli Afterhours e poi i Verdena”. Sono passati 30 anni e Catartica rimane inesorabilmente attuale, nonostante il mondo musicale sia profondamente cambiato. “Oggi i risultati di quell’album sarebbero impossibili – ammette la band -. Grazie alla tecnologia, poterlo fare e registrare sarebbe alla portata di chiunque, ma quella rabbia, quella necessità di venir fuori che avevamo noi e che era spunta propulsiva per andare oltre oggi è sostituita da frustrazione e delusione, da un atteggiamento rassegnato e pessimista. Per noi aveva funzionato portare avanti le nostre idee, cercando di essere sinceri prima di tutto con noi stessi, isolati nella provincia di Cuneo”.
Cristiano Godano e Riccardo Tesio non nascondono la preoccupazione nei confronti del panorama attuale della musica. “L’unica musica remunerata oggi è quella del mainstream, che va ad impattare su centinaia di milioni di streaming. La maggior parte dei giovani artisti, soprattutto nel rock, fa musica gratis, e spesso chi ci prova tenta di individuare l’unica musica che fa streaming. In prospettiva futura questo lascia immaginare un assottigliamento dell’originalità e della creatività, il discorso artistico si comprime e si va verso l’omologazione. Un discorso che vale anche per le serie tv e i film. Internet come come tutta l’intelligenza artificiale verrà monopolizzata da bramosia, avidità, business, inchiodando l’umanità”. Manca anche una visione più globale dei progetti musicali: “si punta soprattutto ai singoloni, magari estivi, che però ad un certo punto esauriscono la loro forza propulsiva. Da un certo punto di vista l’album non ha più senso, ma noi finché avremo una giustificazione per farlo, lo faremo”. E anche le band non hanno vita facile: “Negli anni Novanta c’erano tante band che ci provavamo, poi si è andati verso l’artista singolo, il performer unico. L’ultimo gruppo legato a quell’onda lì è stato quello dei Negramaro. Poi le band sono scemate”. Fino all’avvento dei Maneskin. “Non lo so spiegare come fenomeno – aggiunge Godano -, ma li ho visti dal vivo e spaccano”. Damiano & Co partirono alla conquista del mondo, con la vittoria a Sanremo e poi all’Eurovision Song Contest. “Il festival è un posto di cui hanno bisogno quasi tutti di questi tempi. Puoi snobbarlo solo se sei un big enorme, non è un caso che ad Amadeus sono arrivate 400 candidature. Anche noi ci abbiamo provato tre anni fa”. A riguardarsi indietro, i Marlene provano una “affettuosa tenerezza, e l’orgoglio di essere riusciti a trasformare la passione nella nostra occupazione. Eravamo ingenui, ma anche bravi”. Un ricordo di questi 30 anni? “Quando a Roma, a un concerto a Testaccio con 10mila persone, la mia pedaliera sparì dal palco…”, ride Cristiano Godano.
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