È il portavoce che imprime l’andatura delle Due Sessioni del National People Congress messa a fuoco dal Governo centrale. Personaggi del calibro di Fu Ying, Zhang Yesui provenivano dai ranghi della diplomazia e si rivolgevano al mondo intero. Con la designazione di Lou Qinjian a portavoce della seconda sessione del 14esimo Congresso, che si apre oggi, la Cina fa un gran salto all’indietro necessario a riaffermare, innanzitutto sul fronte interno, la centralità del Partito nella gestione di un insopprimibile e competitivo futuro tecnologico.
Questo è ciò che conta: ritrovare la barra verso una ripresa che rilanci il Paese nel ruolo di comando che gli spetta. Messaggio affidato a un ingegnere informatico in età da pensione, capelli color pece e un cv da falco del Partito attivo nelle strategiche province dello Shaanxi e dello Jiangsu.
Lou Qinjian ha snocciolato nella conferenza stampa di apertura pochi, scarni principi che forse valgono di più del sunto finale dello Standing Committee che ha preparato il Congresso. Alla Cina non interessa chi vincerà le elezioni americane, Joe Biden o Donald Trump, l’importante è avere con l’America una collaborazione fattiva, leale e sostenibile. C’è bisogno di tornare a fatturare. Le aziende straniere non devono temere nulla dalla legge sullo spionaggio in vigore dall’anno scorso, e nemmeno da quella sul segreto di Stato all’esame del Parlamento. Gli investimenti stranieri servono al Paese e, mai come in questo momento, latitano, al pari della domanda esterna.
Presidente da appena un anno della commissione per gli affari esteri del Congresso nazionale del popolo, Lou Qinjian è stato viceministro dell’industria e della tecnologia dell’informazione. Pragmatico e tosto, è toccato proprio a lui che nel 2017 raccolse il testimone di capo del Partito dello Jiangsu da Li Qiang, l’attuale premier, ai tempi lanciato, al seguito del segretario generale Xi Jinping, alla conquista di Pechino. Non ci sarà una conferenza stampa di chiusura del primo ministro come accadeva da decenni, il prossimo 11 marzo, data di chiusura delle Due Sessioni del Congresso. Non ci sarà nè ora nè mai più, al contrario «i rappresentanti dei dipartimenti competenti del Consiglio di Stato terranno tre conferenze stampa per affrontare le principali questioni di diplomazia, economia e sostentamento delle persone». Conferenze peraltro da sempre in calendario durante i lavori del Parlamento.
La cancellazione e il tramonto della conferenza stampa finale delle Due Sessioni è un segno tangibile della decadenza della figura del capo del Governo, sempre più eterea e inconsistente. La bilancia del potere si è tutta spostata dall’esecutivo al Partito e al suo segretario generale, senza più alcuna differenza rispetto all’economia ormai avocata a sè.
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