Nella catechesi, letta da un collaboratore, il pontefice ha sottolineato che “la salvezza passa per l’umiltà, vero rimedio ad ogni atto di superbia”, “dunque, cari fratelli e sorelle, approfittiamo di questa Quaresima per lottare contro la nostra superbia”.
“La superbia – afferma la catechesi – è autoesaltazione, presunzione, vanità, il superbo è uno che pensa di essere molto più di quanto sia in realtà; uno che freme per essere riconosciuto più grande degli altri, vuole sempre veder riconosciuti i propri meriti e disprezza gli altri ritenendoli inferiori”.
“Se la vanagloria è una malattia dell’io umano – prosegue – essa è ancora una malattia infantile se paragonata allo scempio di cui è capace la superbia”, “di tutti i vizi, la superbia è gran regina”. “In realtà, dentro questo male si nasconde il peccato radicale, l’assurda pretesa di essere come Dio”, ammonisce ancora la catechesi, la superbia “rovina i rapporti umani, avvelena quel sentimento di fraternità che dovrebbe invece accomunare gli uomini. E’ un male con un evidente aspetto fisico: il superbo è altero, ha una “dura cervice”, cioè, ha un collo rigido, che non si piega. È un uomo facile al giudizio sprezzante: per un niente emette sentenze irrevocabili nei confronti degli altri, che gli paiono irrimediabilmente inetti e incapaci. Nella sua supponenza, si dimentica che Gesù nei Vangeli ci ha assegnato pochissimi precetti morali, ma su uno di essi si è dimostrato intransigente: non giudicare mai”.
“Ti accorgi di avere a che fare con un orgoglioso – conclude – quando, muovendo a lui una piccola critica costruttiva, o un’osservazione del tutto innocua, egli reagisce in maniera esagerata, come se qualcuno avesse leso la sua maestà: va su tutte le furie, urla, interrompe i rapporti con gli altri in modo risentito”.
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