“L’effetto finale sull’Italia” della
crisi del Mar Rosso “è rimasto sempre contenuto”, poiché “i
greggi d’importazione in questi primi mesi del 2024 sono stati
prontamente rimpiazzati con provenienze da altre aree” e “le
importazioni di prodotti raffinati complessivamente contano per
meno del 18% dei prodotti disponibili sul mercato nazionale,
mentre il resto è soddisfatto dalle raffinerie nazionali”.
Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza
energetica, Gilberto Pichetto, in audizione davanti alla
Commissione Ambiente della Camera.
“Nell’ultima crisi relativa all’area del Canale di Suez il
sistema di raffinazione italiano ha reagito prontamente – ha
spiegato Pichetto -. Nel 2023 i greggi d’importazione che
transitano nell’area del Golfo Persico, Mar Rosso e Canale di
Suez sono stati circa il 17% del totale greggi importati (10,3
milioni di tonnellate su 61,2). Tali quantitativi in questi
primi mesi del 2024 sono stati prontamente rimpiazzati con
provenienze da altre aree, considerato che l’allungamento delle
rotte ha reso non più competitive tali forniture”.
“Più significativo è invece l’impatto sui prodotti finiti
importati – ha aggiunto il ministro -. Infatti, a seguito
dell’embargo con la Russia, gli acquisti alternativi si sono
spostati su Medio ed Estremo Oriente (India, Abu Dhabi, Arabia e
Emirati Arabi), dai quali nel 2023 è arrivato circa il 60% del
gasolio importato (2,9 milioni di tonnellate su 4,8) e quote
significative di altri prodotti: il 50% del Jet fuel
(soprattutto dalla Penisola arabica); il 40% dei semilavorati
(da Iraq in particolare), nonché il 50% delle materie prime per
la produzione di biocarburanti (da Indonesia e Malesia)”.
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