“Riteniamo che la nostra politica sui tassi sia al suo picco per questo ciclo. Se l’economia evolve come previsto, sarà appropriato” tagliare i tassi a “un certo punto quest’anno”, mette in evidenza Powell mettendo però in guardia sull’incertezza delle prospettive economiche.
Fra queste potrebbero esserci nuove tensioni sul settore bancario come mostrato dalle difficoltà di New York Community Bancorp, che dall’inizio dell’anno ha perso a Wall Street il 70% e ha avviato contatti con investitori esterni per un’iniezione di capitale nel tentativo di rassicurare il mercato e gli azionisti. Al momento, comunque, “non ci sono ragioni per attendersi una recessione dell’economia americana a breve. La crescita è attesa continuare”, aggiunge il presidente della Fed, ribadendo che un ‘atterraggio morbido’ appare a portata di mano.
Al buon andamento dell’economia nel 2022 e nel 2023 ha contribuito l’immigrazione, ammette Powell evitando però di di sbilanciarsi. L’emergenza migranti è al centro della campagna elettorale e il presidente della Fed vuole mantenersi alla larga dal tema che agita il dibattito politico nell’anno delle presidenziali, consapevole che qualsiasi apertura, in un senso o nell’altro, potrebbe essere travisata politicamente. Powell vuole mantenere la Fed al riparo da attacchi e critiche politiche, un obiettivo difficile da raggiungere quest’annp con l’atteso taglio dei tassi che dovrebbe aiutare l’economia e quindi esporre la banca centrale a polemiche per ‘aver aiutato la Casa Bianca di Joe Biden’.
Ridurre i tassi troppo presto o troppo rapidamente “potrebbe capovolgere i progressi fatti e richiedere un’ulteriore stretta per far calare l’inflazione al 2%“, spiega Powell alla camera osservando come, “allo stesso tempo”, tagliare i tassi “troppo tardi o troppo poco” potrebbe indebolire l’attività economica e l’occupazione. “Nel considerare gli aggiustamenti al costo del denaro, monitoreremo attentamente i dati, l’evoluzione dell’outlook e i rischi. La Fed non ritiene che sarà appropriato ridurre i tassi fino a che non avrà maggiore fiducia sul calo dell’inflazione verso il 2%”, mette in evidenza Powell.
“Restiamo impegnati a riportare l’inflazione al 2% e mantenere le aspettative di inflazione di lungo termine ben ancorate. Riportare la stabilità dei prezzi è essenziale per centrare la massima occupazione e prezzi stabili”, osserva ancora. Le sue parole rassicurano Wall Street, dove i listini salgono decisi, perché non lasciano trapelare alcuna novità e confermano l’intenzione della Fed di agire. L’ipotesi più accreditata dagli analisti è un taglio dei tassi in giugno, forse in luglio se l’economia continuerà a correre e l’inflazione calerà meno delle attese.
La prossima riunione della Fed è in calendario il 19 e 20 marzo, mentre il 7 marzo spetta alla Bce di Christine Lagarde.
Dall’Eurotower non sono attese novità sul fronte dei tassi di interesse (un taglio è previsto nella seconda metà dell’anno), ma la parole della presidente saranno analizzate nel dettaglio per percepire se ci sono preoccupazioni sulla tenuta dell’economia dell’area euro. L’istituto di ricerca Ifo ha infatti tagliato drasticamente la sua stima per la crescita della Germania ad appena lo 0,2% per il 2024. Una frenata, quella della locomotiva tedesca, che rischia di aver un impatto negativo su tutta l’economia di Eurolandia.
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