Tutto ormai nella Cina di Xi Jinping rientra in questo campo. D’altronde, lo ha detto varie volte Xi nel corso dello scorso anno, che la Cina si trova ad affrontare una “situazione interna e internazionale complessa”. Già al Congresso del Partito di due anni fa il Segretario generale comunista aveva usato nel suo discorso la parola “sicurezza” ben 73 volte. E nel rapporto di lavoro del governo presentato martedì dal premier Li Qiang la parola ricorre 29 volte, un record. I legislatori si sono concentrati anche sull’aspetto internazionale, promettendo di “rafforzare la legislazione nelle aree che coinvolgono gli affari esteri e di sviluppare un sistema di leggi per l’applicazione extraterritoriale”.
“Useremo i mezzi legali per difendere il nostro Paese nell’arena internazionale e salvaguardare con determinazione la nostra sovranità, la nostra sicurezza e i nostri interessi di sviluppo”. Tra le altre novità che verranno formulate quest’anno ci sono la legge sulla stabilità finanziaria e la legge sulla promozione del settore privato, mentre l’organo legislativo prevede di rivedere le leggi esistenti sulle risorse minerarie, sulla concorrenza sleale, sulle gare d’appalto pubbliche e sull’aviazione civile e di redigere un nuovo codice ambientale.
La sicurezza nazionale non è un’ossessione soltanto a Pechino. Dopo averla annunciata a gennaio, questa mattina il governo di Hong Kong ha pubblicato la bozza di una nuova legge sulla sicurezza nazionale. Comprende nuove leggi su tradimento, spionaggio, interferenze esterne, segreti di Stato e sedizione. Prevede pene fino all’ergastolo per il tradimento, 20 anni per lo spionaggio e 10 anni per i reati legati al segreto di Stato e alla sedizione. Da questa mattina il Legislative Council, il parlamentino della città, ha iniziato a discutere il testo: la prima di diverse sessioni che potrebbero protrarsi per diverse settimane. Secondo la Basic Law, la mini-costituzione della città, il governo locale è tenuto, in base all’articolo 23, a emanare la propria legislazione sulla sicurezza nazionale: cosa che finora non è mai riuscito a fare. Ma nella “nuova” Hong Kong, dove nel parlamento siedono soltanto i “veri patrioti” fedeli al Partito comunista cinese, il governatore John Lee non dovrebbe avere particolari problemi a far passare la legge.