Gratteri ha sottolineato che “l’abusivismo edilizio è complicato, guardiamo ad esempio quello che è successo a Ischia lo scorso anno e che per fortuna quest’anno non si è ripetuto perché non ci sono stati forti temporali. Ma ovunque si è costruito in luoghi pericolosi. I sindaci dicono che non hanno fondi per demolire centinaia di edifici abusivi, ma io mi impegno a demolire. In Calabria mi sono ingegnato, andando dall’assessore all’ambiente a Catanzaro dicendo che ci sono 250 appartamenti abusivi che hanno avuto dal giudice l’ordine di demolizione. Funzionò e vennero abbattuti. Il mio obiettivo ora è di provare a farlo a Napoli”.
Gratteri ha sottolineato anche che “qui a Napoli vedo una camorra molto evoluta. Esistono diversi livelli di camorra. C’è la camorra che fa le stese, una cosa che in Calabria è inimmaginabile perché dopo due giorni i ragazzi in moto non li vedresti più, perché la ‘ndrangeta fa ‘ordine pubblico’ proprio.
Mentre qui a Napoli i giovani cercano inq uesto modo di crearsi spazi criminali. Ma c’è soprattutto una camorra forte nell’imprenditoria, nel terziario, nella distribuzione, e molto forte nel darkweb, stiamo lavorando su queste evoluzioni veloci del futuro delle mafie”.
Gratteri, servono ingegneri bravi per proteggere reti procure
“E’ un problema che purtroppo conosciamo da anni. Si sta intervenendo poco e male”. Lo ha detto il capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, a proposito dell’allarme lanciato ieri dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo sulla permeabilità dei sistemi informatici delle forze dell’ordine e delle procure. “Io penso – ha detto Gratteri, in un incontro di formazione con i giornalisti organizzato dal sindacato Sugc – che bisognerebbe assumere degli ingegneri informatici molto bravi, capaci, che sanno costruire programmi e che siano quindi in grado di rispondere in fretta all’esigenza di mettere sotto protezione, in sicurezza le banche dati, la struttura informatica. E parlo della pubblica amministrazione in senso lato”. Gratteri ha poi fatto riferimento alle azioni degli hacker che attaccano i sistemi informatici delle aziende e poi chiedono un riscatto: “azioni che ricordano, rivedute e corrette – ha detto – la stagione dei sequestri di persona degli anni ’70-’80 in Calabria o in Sardegna. Ora c’è invece l’intrusione nei pc e la richiesta di soldi per sbloccare la rete”. Per fronteggiare tutto ciò, ha osservato Gratteri, “ci vogliono degli specialisti. E, nel nostro caso, non è facile averli, per la pubblica amministrazione paga poco. Un ingegnere informatico può guadagnare 2.000 euro da noi, ma in un’azienda privata guadagna 5.000 euro, quindi chiunque scappa dal pubblico e va nel privato”. Secondo il procuratore di napoli occorre dunque trovare il modo, rivedendo le specializzazioni, per giustificare degli stipendi “adeguati e proporzionati rispetto alla concorrenza privata, altrimenti le reti continueranno ad essere un colabrodo”.
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