L’ulteriore aggravamento
della crisi ad Haiti ha spinto il segretario di Stato americano
Antony Blinken ad intervenire per sbloccare la paralisi politica
e istituzionale, manifestando al premier haitiano Ariel Henry,
bloccato a Porto Rico, e al presidente della Comunità dei
Caraibi (Caricom), Irfaan Ali, “l’urgente necessità di
accelerare la transizione verso un governo più ampio e
inclusivo”.
Commentando l’intervento, Brian Nichols, segretario di stato
aggiunto Usa per gli Affari dell’emisfero occidentale, ha
assicurato che “queste conversazioni sono state intense”,
A Port au Prince, intanto, la situazione è totalmente fuori
controllo. Il governo ha prorogato per un mese lo stato di
emergenza, ma ciò non ha placato l’azione delle bande criminali.
Così la compagnia che opera il principale porto di Haiti ha
annunciato che cesserà le sue attività a tempo indeterminato a
causa degli attacchi subiti. La Caribbean Port Services ha
riferito di essere stata “costretta a sospendere tutti i servizi
offerti ai suoi clienti” a causa “dei sabotaggi e degli atti di
vandalismo”.
Da parte sua l”Onu ha reso noto che almeno 15.000 persone ad
Haiti sono state costrette ad abbandonare le loro case per
sfuggire alle violenze, avvertendo che il sistema sanitario è
“sull’orlo del collasso”.
Infine c’è allarme per il progetto di una Missione
multinazionale di assistenza alla sicurezza (Mmas), guidata dal
Kenya, perché secondo fonti giornalistiche, molti elementi
keniani che avevano accettato di integrarla, ora hanno ora
rinunciato.
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