La vicenda del presunto dossieraggio «è molto brutta, semplice da spiegare: alcuni funzionari dello Stato accedono a banche dati con dati sensibili, utilizzate per combattere la mafia, che servono per mandare dossier ai giornali, come a Di Benedetti, per lanciare campagne di fango su politici ritenuti avversari». Lo ha detto il premier Giorgia Meloni, ospite di “Dritto e rovescio”, su Rete 4. «Sono metodi che si usano nei regimi, è una cosa gravissima, penso più ampi di quanto stiamo vedendo. Dobbiamo sapere per quali interessi sia fatto» ha aggiunto. «Si deve andare fino in fondo, serve di capire chi sono i mandanti, conoscerne nome e cognome» e «sorprende che qualcuno difenda quanto è accaduto trincerandosi dietro la libertà di stampa», conclude.
«In molti hanno fatto di tutto perché la Leopolda non ci fosse più. I nostri avversari hanno attaccato la Leopolda eleggendola a simbolo di cattiva politica. I nostri ex compagni di strada hanno chiesto più volte di non fare la Leopolda forse per invidia. E talvolta (sbagliando) li ho pure ascoltati. I nostri pm di fiducia hanno messo nel mirino la Leopolda indagando sulla fondazione Open e oggi possiamo dire a voce alta – dopo le sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale – che noi abbiamo rispettato tutte le leggi, i pm invece no». Così l’ex premier Matteo Renzi nella sua e-news. «Non c’è nulla di strano nel pensare che il primo dossieraggio dei tanti di cui si parla in queste ore fu organizzato proprio per far saltare il popolo della Leopolda. Hanno cercato di zittirci in tanti modi. Ma quello che deve essere chiaro è che non riusciranno mai a farci tacere. Perché la forza delle idee è più forte dell’odio e dell’invidia», conclude Renzi.
«Condivido integralmente le parole del procuratore antimafia – ha detto Cantone in audizione-, sul fatto che i numeri lasciano pensare ci sia altro dietro. I numeri inquietano perché sono davvero mostruosi». Il procuratore ha posto l’accento sul fatto che «Striano (Pasquale Striano, il finanziere indagato, ndr) ha presentato una sorta di diario di tutte le pratiche che aveva fatto e ne abbiamo acquisito anche altre, tra cui quella sui fondi della Lega. L’attività sui fondi della Lega è uno degli oggetti di futuro approfondimento», ha chiarito, rispondendo a chi gli ha chiesto durante l’audizione di entrare nel merito del dossier sulla Lega.
«Credo – ha aggiunto Cantone – ci sia l’esigenza di ripristinare la verità sui fatti che sono stati detti in questa fase, alcuni riportati in modo generico non avendo conosciuto gli atti, e per intervenire a tutela di un’istituzione sacra come la procura nazionale».
«Non mi occupo di bolle di sapone – ha sottolineato Cantone -. E chi parla di bolle di sapone ne risponderà nelle sedi giuste. Esiste un limite a tutto, se non si conoscono gli atti non si può esprime giudizio». Inoltre per Cantone «c’è l’esigenza di una serie di strumenti come delle infrastrutture telematiche giudiziarie e vorrei ricordarlo in un momento nel quale con grandissima fatica ci stiamo avviando al processo telematico».
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