Aiuti per Gaza, il tappo del confine: per migliaia di camion entrare nella Striscia è un’odissea
La partenza dal porto di Larnaca, a Cipro, è prevista nel giro di poche ore, al massimo in serata. A bordo della Open Arms, generalmente impegnata nelle missioni di salvataggio nel Mediterraneo, negli ultimi giorni sono stati caricati quintali di cibo, acqua potabile, farmaci, che nel giro di due giorni dovrebbero arrivare a Gaza.
Per motivi di sicurezza – fa sapere l’ong – la rotta è al momento segreta, così come riservato è il punto della costa davanti a Gaza che dovrebbe raggiungere. Secondo le prime indiscrezioni, la nave spagnola dovrebbe ormeggiare al largo della Striscia, per poi consegnare 200 pallet di aiuti direttamente in spiaggia, dove a ricevere i carichi saranno le squadre di terra della World Central Kitchen, la ong fondata dallo chef, i cui collaboratori saranno responsabili della distribuzione del cibo.
Si tratta di un test ad alto rischio, dall’inizio delle ostilità Israele ha imposto un blocco totale della costa, impedendo anche ai pescherecci di uscire in mare. Per metterla a punto, fanno sapere dalle ong, si è lavorato “giorno e notte” per mesi e sono state necessarie lunghissime interlocuzioni con tutte le autorità coinvolte. “World Central Kitchen – dice lo chef Andrés – ha un motto semplice: nutrire gli affamati ieri. La gente del nord di Gaza è disperata. Adesso un piano a cui lavoriamo da settimane è finalmente nelle fasi finali: sbarcare sulle spiagge di Gaza con 200 bancali di aiuti. E farlo ogni giorno, aumentandone il numero”.
Se la spedizione avrà successo, confermano da Open Arms, “siamo pronti ad effettuarne molte altre pur di evitare il rischio di una carestia a Gaza”. Dal ponte della nave, il fondatore Oscar Camps ha lanciato un appello: “La sofferenza di milioni di persone intrappolate a Gaza è insopportabile e il rischio di morte aumenta se non ricevono aiuti umanitari immediati. Per questo abbiamo bisogno che il corridoio umanitario marittimo che stiamo aprendo sia efficace”.
L’iniziativa, fanno sapere da Open Arms, non ha nulla a che fare con l’operazione Amalthea, il canale marittimo che gli Stati Uniti hanno annunciato e cui anche l’Italia dovrebbe contribuire. “Alla luce della catastrofe in corso a Gaza crediamo sia importante aprire dei nuovi canali per far arrivare aiuti – spiega Veronica Alfonsi, portavoce italiana dell’ong spagnola – Sappiamo che è solo una goccia nel mare e la questione non è umanitaria o logistica, ma politica perché è necessario un cessate il fuoco, ma per noi è importante esserci dove c’è bisogno”.
Non è la prima volta che Open Arms e World Central Kitchen lavorano gomito a gomito. Insieme, quando la guerra in Ucraina è scoppiata, hanno organizzato la spedizione di un carico di aiuti che, a bordo della Open, ha risalito il Danubio. Adesso la stessa formula viene utilizzata per rompere l’assedio di Gaza, dove l’ong dello chef già da settimane sta spedendo tonnellate di aiuti. Ma come migliaia di altri, i camion vengono sistematicamente bloccati al valico di Rafah.
Due stelle Michelin, una serie di ristoranti stellati e non in curriculum, lo chef José Andres per la sua attività umanitaria nel 2019 è stato anche candidato al Nobel per la pace. Dal 2010, quando è volato ad Haiti per mettere su cucine da campo nell’isola devastata dal terremoto, ha portato le sue squadre di cuochi e i suoi “fornelli d’emergenza” in Guatemala, Porto Rico, Nicaragua, ma anche in Ucraina, dove ha messo in piedi sei cucine da campo per dare da mangiare ai profughi in fuga verso la Polonia. Da sempre politicamente impegnato, è diventato noto anche per uno scontro con Donald Trump, tracimato nelle aule dei tribunali. Nel 2015, prima dell’inizio della corsa di Trump alla Casa Bianca, lo chef avrebbe dovuto aprire un ristorante all’interno del Trump International Hotel a Washington. Progetto stracciato unilateralmente da Andrés quando il politico ha pubblicamente bollato i migranti ispanici “trafficanti di droga” e “assassini”. È finita con una citazione in giudizio, cui lo chef ha risposto con una per danni. In tribunale un accordo riservato è stato trovato, ma pubblicamente Andrés non ha mai smesso di tuonare contro l’ex presidente.
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