“L’obiettivo è produrre ovuli per pazienti che non hanno ovociti propri”, spiega Shoukhrat Mitalipov, che ha coordinato lo studio. La tecnica potrebbe, infatti, essere utilizzata da donne in età avanzata o che non sono in grado di produrre ovuli vitali, ma apre anche alla possibilità, per uomini impegnati in relazioni omosessuali, di avere figli imparentati con entrambi i genitori. I ricercatori avevano già dimostrato la fattibilità del metodo in uno studio pubblicato a gennaio 2022, ma la nuova ricerca compie un ulteriore passo per comprenderne il funzionamento.
Attualmente, molti laboratori in tutto il mondo puntano a riprogrammare le cellule della pelle inducendole a trasformarsi prima in cellule staminali pluripotenti indotte, cioè cellule adulte riportate in uno stato simile a quello embrionale, e poi in cellule uovo. “Noi vogliamo saltare l’intera fase di riprogrammazione cellulare”, spiega Paula Amato, co-autrice dello studio. “Il vantaggio è quello di evitare il lungo tempo necessario per riprogrammare la cellula: in quel lasso di tempo – osserva – possono verificarsi molti cambiamenti genetici dannosi”.
I ricercatori hanno trapiantato il nucleo di una cellula della pelle di topo all’interno di un ovocita privato del proprio nucleo. Una volta impiantato, il nucleo della cellula della pelle scarta metà dei suoi cromosomi, un passaggio chiave che prepara l’ovocita ad essere fecondato dallo spermatozoo.
Infine, i ricercatori hanno proceduto con una fecondazione in vitro per ottenere un embrione vitale, che possiede i cromosomi di entrambi i genitori.
Il prossimo passo sarà studiare la tecnica anche con gli ovociti umani, ma ci vorranno ancora molti anni prima che possa avvicinarsi ad un’applicazione clinica. “C’è ancora molto lavoro da fare per capire come i cromosomi si accoppiano e si dividono – afferma Amato – in modo da riprodurre fedelmente ciò che avviene in natura”.
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