L’appello è arrivato nei giorni scorsi al termine del Consiglio europeo Energia con l’invito, formulato dalla presidente di turno della Ue, la ministra belga dell’Energia, Tinne Van der Straete, «a portare avanti gli sforzi compiuti dall’Ue per rafforzare ulteriormente la nostra futura architettura di sicurezza energetica. La Ue, ha poi chiarito la commissaria europea per l’energia, Kadri Simson, «non ha alcun interesse nel prolungare l’accordo»” di transito del gas russo attraverso l’Ucraina verso i Ventisette – stretto con Mosca e Kiev nel 2019 – in scadenza il 31 dicembre.
Come dire che bisogna prepararsi, in un futuro non troppo lontano, a fare completamente a meno del gas russo. Va detto che l’Europa, Italia inclusa, ha avviato da tempo un percorso di diversificazione delle forniture per emanciparsi da Mosca con il risultato che le importazioni Ue da quel fronte sono diminuite del 71% dal 2021, mentre nel 2023 hanno contribuito solo al 15% del totale dell’import. Segno che, a due anni dal suo avvio, il programma RepowerEu, messo a punto proprio per ridurre progressivamente la dipendenza dal gas e dal petrolio russo, sta dando buoni risultati.
E l’Italia? Il nostro Paese ha lanciato, già sotto il governo Draghi, una strategia molto puntuale di ricerca di fonti di approvvigionamento alternative a quella russa attraverso la firma di una serie di accordi, a partire da quello con l’Algeria, sfruttando anche la solida rete di relazioni del gruppo Eni che ha fatto da apripista alle mosse dell’esecutivo. A questo filone, si è poi affiancato la contestuale opera di rafforzamento delle infrastrutture gas, su cui è al lavoro Snam che ha, come noto, acquistato due nuovi rigassificatori galleggianti su mandato del governo e sta portando avanti un’attività di potenziamento della rete di trasporto per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.
I risultati di questa strategia caratterizzata da più assi sono stati riassunti nei giorni scorsi dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso di un’audizione in Parlamento. Nel settore del gas, «una serie di azioni messe in campo dal ministero ha permesso di ottenere in due anni una quasi totale emancipazione dalle forniture russe, passando dal 38% del 2021 al 18% del 2022 fino al 4% del totale importato del 2023. Nel contempo, si è registrata una crescita dell’importazione di gas algerino dal 28% al 36% e dell’importazione di Gnl dal 13% al 26%, sempre rispetto al totale del gas importato», ha chiarito il titolare del Mase. Che ha poi ricordato anche l’insieme delle misure adottate per contenere la domanda «con un risparmio di gas, confrontato con la media degli ultimi 5 anni, pari al 19% tra agosto del 2022 e gennaio 2023 e del 15% tra aprile e dicembre 2023».
Un trend che si riflette anche nei primi mesi del 2024 che mostrano, secondo i dati forniti da Snam al Sole24Ore.com, come il gas proveniente dall’Algeria attraverso lo snodo di Mazara del Vallo abbia rappresentato a febbraio il 21% dei flussi medi giornalieri in arrivo in Italia, seguito dal 13% del Tap e dal 10% di Passo Gries, che rappresenta il canale di transito del gas garantito dal Nord Europa. Quanto al metano russo, i flussi medi giornalieri si sono attestati al 5%, a conferma della capacità dell’Italia di fronteggiare i tagli decisi da Mosca.
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