“Non ci sono, evidentemente – sostiene Porzi in una nota -, né concessioni da parte del Governo né alcuna capacità personale di attrarre più o meno risorse, proprio perché queste ultime sono già ripartite seguendo i dettami della legge. Sarebbe ora che quanto si è sempre fatto nel 2000-2006, nel 2007-2013, nel 2014-2020 non sia venduto nel 2021-2027 come una cosa straordinaria. Anzi, fino ad ora ci si è preoccupati di dare accesso a tutti i comuni umbri con equità a queste risorse, mentre ora si stanno privilegiando solo alcune aree dimenticando metà regione. L’accordo di programma siglato a Bastia dall’asse Meloni-Tesei, come dice la parola stessa, ‘programma’ risorse.
Ma fino a che non ci saranno le delibere del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica Sviluppo Sostenibile, i fondi sono disponibili solo sulla carta. Di fronte a tanto entusiasmo dei nostri amministratori regionali per il risultato raggiunto, occorre fare alcune precisazioni. Per anni l’Umbria ha usato i Fondi Fsc senza mai utilizzare per il cofinanziamento fondi europei, come viene fatto invece in questo caso prevedendo lo stanziamento di 61 milioni per il cofinanziamento dei Programmi comunitari regionali 2021-2027 che sostengono lo sviluppo sostenibile, l’innovazione, la coesione, e l’inclusione sociale. In concreto, invece di mettere risorse dal proprio bilancio, la Regione le prende dal Fse sottraendole allo sviluppo infrastrutturale. È pur vero che la legge lo consente, ma in genere è una scelta che fanno le regioni del sud, quelle che hanno più bisogno di ossigeno – conclude Porzi – per superare il gap infrastrutturale e dare slancio allo sviluppo economico”.
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