Parole che continuano ad alimentare le polemiche nelle cancellerie di mezzo mondo e che portano in molti a criticare il Pontefice per aver anche solo “suggerito” che Kiev dovrebbe avere il coraggio di trattare. Se così facesse, è il ragionamento seguito da quanti respingono la proposta papale, per l’Ucraina significherebbe sconfessare una linea seguita in due feroci anni di guerra, in cui morti, sacrifici, resistenza e lotta indefessa hanno fatto di tutto per liberare il territorio occupato dalla Russia e riportare l’integrità territoriale violata da Mosca. Solo così, si conferma dalle parti di Kiev, la guerra potrebbe finire: l’Ucraina non si arrenderà mai.
Il capo della Casa Bianca, tramite il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, continua: “Sfortunatamente, continuiamo a non vedere alcun segno che Mosca voglia mettere fine a questa guerra e per questo siamo impegnati a sostenere Kiev nella sua difesa contro l’aggressione russa”, ha sottolineato il funzionario.
Peskov: “Comprensibile l’appello del Papa, è Kiev che non vuole trattare”
In mattinata era arrivato dal Cremlino il commento alle parole di Papa Francesco: il suo appello per una soluzione negoziata in Ucraina “è abbastanza comprensibile” ma Kiev continua a rifiutare una tale ipotesi. Lo aveva detto il portavoce Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Interfax. “In generale – aveva aggiunto Peskov – l’idea che il Papa ha affermato è abbastanza comprensibile. Si è espresso a favore dei negoziati. Sapete che il nostro presidente ha ripetutamente parlato della nostra disponibilità e apertura a risolvere i nostri problemi attraverso i negoziati. E questo è preferibile”. Tuttavia, ha aggiunto ancora il portavoce del Cremlino, “sia le dichiarazioni del Papa che le ripetute dichiarazioni delle altre parti, compresa la nostra, sono state recentemente accolte con un rifiuto severo da parte del regime di Kiev, e non consentono la possibilità di condurre alcun negoziato”. Peskov, comunque, ha detto di ritenere che nelle dichiarazioni del Pontefice “c’era un contesto più ampio” rispetto a quello di un invito a Kiev ad alzare “bandiera bianca”.