Il prossimo 12 aprile ci sarà uno sciopero unitario di Mirafiori e delle imprese dell’indotto e, in Parlamento, si è discussa una mozione perché “Stellantis resti italiana”, e perché il governo si adoperi per favorire la transizione ecologica e favorire l’industria dell’elettrico. “La crisi dell’automotive è già qui, a Mirafiori si perdono mille lavoratori l’anno, la cassa integrazione è l’unica realtà da 17 anni – riassume Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi Sinistra -. Di conversione ecologica non c’è quasi traccia, l’unica macchina elettrica che produciamo è la 500, gli altri modelli sono volati all’estero. Il mercato italiano è l’unico in cui le immatricolazioni di auto elettriche languono”. In realtà, anche all’estero non è che si rida tanto, considerando che pure il colosso Volkswagen ha bloccato la produzione della sua piccola elettrica, Id.3, in uno dei suoi stabilimenti causa calo degli ordini. “Non c’è spazio per altri trattamenti di favore nei confronti di Stellantis. Se è vero che ci sono interlocuzioni con altri produttori dalla Cina, da Singapore, dall’Europa, si spieghi chiaramente a che punto sono” conclude Grimaldi.
La mozione delle opposizioni, le sinistre e i 5Stelle, è stata approvata in tre punti su quattro, con misteriosamente bocciato il punto sulle garanzie che progettazione e stile restino in Italia. Approvata nel suo insieme, invece, la mozione della maggioranza, che impegna il governo a decidere nuove strategie da adottare nei confronti di Stellantis.
Ma fa rumore l’intervento di Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e oggi deputata M5S, che ha detto al governo “siete uno strumento nelle mani di Stellantis. Il ministro Urso ha ammesso in commissione di aver condotto sull’automotive battaglie in Europa sui sussici e sui modelli euro 6 ed euro 7, su espressa richiesta di Tavares, ad di Stellantis”. “La domanda – chiede Appendino – è: in cambio di quali garanzie l’ha fatto, ministro? L’avvio di nuove produzione in Italia o una pacca sulla spalla?“.
Il documento approvato dalla Camera, infine, impegna il governo “a mantenere un costante rapporto dialettico specifico con Stellantis, vertente anche sulle decisioni strategiche da adottare, al fine di garantire il rispetto degli impegni già assunti” cercando di scongiurare delocalizzazioni e fughe di produzione, peraltro già in atto.
La parte più interessante, però, è che dopo aver fatto il muso duro, la politica sembra orientata a una certa mediazione. Il ministro Urso, per parte sua, ha approvato il testo, non prima di aver ribadito in aula che “La fusione tra Fca e Psa è stata sottovalutata ai tempi (anche da chi all’epoca era sindaco, sembra dire, ndr): è stata a tutti gli effetti una acquisizione”. Il testo approvato, oltre al resto, autorizza il governo «a proseguire nella strategia che mira a sostenere la domanda nazionale, se necessario anche potenziando le misure di incentivazione già adottate, avendo particolare riguardo per il soddisfacimento dei bisogni delle famiglie meno abbienti, al fine di favorire la graduale sostituzione del parco auto circolante con veicoli dotati di motori meno inquinanti».
In pratica, oltre a quelli già annunciati per aprile, il Parlamento mette sul tavolo la disponibilità ad aumentare i fondi per gli incentivi all’automotive. Certo, non una misura “ad personam” per Stellantis, ma chiaramente un segnale importante. Ora occorrerà capire la risposta di Stellantis e anche l’arrivo effettivo di quei 940 milioni di euro di incentivi.
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