Corsica, si infiammano le proteste dopo il ferimento in carcere dell’ex leader indipendentista Yvan Colonna
«Abbiamo fatto progressi verso l’autonomia ma non c’è alcuna separazione della Corsica dalla Repubblica» precisa Darmanin. «Non si parla né di popolo, né di status di residente, né di co-ufficialità della lingua» citando alcune richieste che venivano dalle frange più radicali dei partiti autonomisti.
In concreto, la riforma va verso i modelli regioni autonome, come quelle che esistono in Italia, ma con molte più limitazioni. Il governo di Parigi per esempio riconosce il potere degli organi regionali di adattare testi legislativi e normativi. Lo status di autonomia esiste già in Francia in alcuni territori d’oltremare elencati nell’articolo 74 della Costituzione: Polinesia francese, Saint-Barthélémy, Saint-Martin, Saint-Pierre-et-Miquelon e Wallis e Futuna.
La Corsica ha un rapporto complesso con il governo centrale di Parigi ed è stata a lungo attraversata da battaglie per l’autonomia e persino l’indipendenza, con una lunga stagione di lotta armata e attentati. Il capo di Stato aveva proposto a settembre di concedere maggiore autonomia alla Corsica, dopo 18 mesi di discussioni avviate dopo un’esplosione di violenza sull’isola nel 2022, in seguito alla morte del militante filo-indipendentista Yvan Colonna, aggredito in carcere dove stava scontando l’ergastolo per l’omicidio del prefetto corso Claude Erignac, avvenuto nel 1998.
Il governo e i rappresentanti dell’isola hanno anche concordato che “le leggi e i regolamenti potranno essere adattati”. Il presidente autonomista del Consiglio esecutivo corso, Gilles Simeoni, ha ritenuto che sia stato compiuto un “passo decisivo”, rallegrandosi del fatto che “il principio di un potere legislativo, soggetto al controllo del Consiglio costituzionale, è stato ora chiaramente stabilito”.
L’accordo sarà discusso a fine dall’Assemblea della Corsica – il parlamento regionale – prima di passare alle consultazioni politiche nazionali. “Direi che siamo arrivati in semifinale, dobbiamo ancora vincere la semifinale e la finale” ha detto Simeoni, alla guida del « governo » regionale. L’approvazione della riforma costituzionale – che necessita tre quinti dei voti nelle due Camere riunite – parte infatti in salita. Il presidente del Senato, Gérard Larcher, e il presidente del gruppo di destra Les Républicains al Senato, Bruno Retailleau, sono contrari al progetto.
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