Dopo le feste di fine anno, inizia la sua fulgida ascesa: è davvero un pittbull, i bianconeri vincono scudetto e Supercoppa Italiana. Tanto per la cronaca, il Milan arriva decimo: «Ho scelto la Juventus – dice all’atto della presentazione – perché negli ultimi quattro anni è stata la società che ha vinto più di tutti: in Italia, Europa e nel Mondo. Il sogno di ogni calciatore, il paradiso calcistico. Ho raggiunto il massimo: adesso spetta a me non sperperare questa fortuna».
Alla fine del campionato, Davids vola in Francia, per disputare i Campionati Mondiali. L’Olanda e la Croazia sono le autentiche rivelazioni e si troveranno a disputare la finalina per il terzo posto. Edgar è eletto uno dei migliori giocatori del torneo. Il ritorno nel campionato italiano, però, è molto diverso; la Juventus stenta, la squadra non è più brillante come prima, tanto è vero che il suo condottiero, Marcello Lippi, dà le dimissioni a metà stagione. Al suo posto arriva Ancelotti e il feeling con il Pittbull è immediato, ma la squadra perde lo spareggio per la Coppa Uefa.
La stagione 1999-2000 termina in modo deludente, nella “piscina” di Perugia e ancora più deludente sarà il Campionato Europeo, disputato proprio in Olanda, nel quale la squadra dei mulini a vento, perde la semifinale ai rigori contro l’Italia. Davids è considerato il migliore giocatore del torneo e uno dei più forti giocatori del mondo, ma non è sufficiente.
Ma la stagione successiva sarà ancora peggiore. Edgar soffre di un glaucoma agli occhi e, per giocare, è costretto a indossare un paio di occhialini. Al termine di una partita al Friuli contro l’Udinese, viene trovato positivo all’antidoping: si parla di Nandrolone. Il giocatore si difende, la società corre ai ripari, sostenendo che il giocatore ha dovuto prendere delle medicine contro la malattia agli occhi. Il presidente Chiusano cerca di smontare le accuse pezzo per pezzo, ma come sia finito il Nandrolone nella provetta di Davids, nessuno sa spiegarlo; fatto sta che Edgar è squalificato per cinque mesi.
«Cari tifosi, attraverso le pagine di “Hurrà Juventus” voglio inviarvi un messaggio che ritengo importantissimo. La stima e l’appoggio che mi avete sempre dimostrato è eccezionale, ed io voglio continuare a essere per voi un esempio. Mi fa immenso piacere sapere che ci sono ragazzini che hanno come obiettivo quello di diventare come me, perché sono convinto di incarnare l’immagine pulita dello sport più amato al mondo. Purtroppo mi trovo coinvolto in una vicenda incredibile, che mi turba profondamente. Proprio io, che non sopporto il fumo di una sigaretta, che non bevo alcolici, che seguo una dieta sana e controllata, vengo accostato alla parola Nandrolone! Per aiutarvi a comprendere meglio il mio carattere, vi racconto una cosa: pensate che a volte non accetto neanche i tipi di cura più semplici, quest’anno ad esempio ho rifiutato il vaccino antinfluenzale che tanti miei compagni hanno fatto. Tutto questo per dirvi che una persona come me, che ha una cura maniacale del proprio corpo e sani principi morali, non potrebbe mai assumere sostanze dannose e, per la sportività che credo sia alla base del calcio, additivi che possano alterare le mie prestazioni. Io sono pulito, non capisco cosa sia accaduto e il referto di quelle analisi mi ha colto assolutamente di sorpresa. So che sarà una battaglia, ma lottare per la verità vale qualunque sforzo. Per la Juve abbiamo combattuto assieme per anni, anche ora mi piacerebbe avervi al mio fianco».
Terminata la squalifica, Edgar ritrova Lippi, ma la Juventus non ingrana; Zidane non c’è più, al suo posto c’è Pavel Nedved e proprio con il ceco nascono i primi problemi. Pavel ha la tendenza, come Edgar, di giocare sulla fascia sinistra. Poiché anche Del Piero ama iniziare la propria azione da quella parte, nascono grossi problemi tattici e di convivenza. Lippi, con un colpo di genio, risolve la situazione: Del Piero è spostato più avanti, di fianco a Trézéguet, a Nedved viene data la licenza di vagare per il campo a suo piacimento. Davids ritrova, d’incanto, lo smalto dei giorni migliori. La Juventus vince uno scudetto rocambolesco ai danni dell’Inter, bissando la vittoria anche la stagione successiva, dovendosi però ancora una volta inchinare alla maledizione della Coppa dei Campioni, perduta ai rigori contro il Milan.
La stagione 2003-04 nasce sotto cattivi auspici; cominciando a dubitare delle sue qualità fisiche, la società ingaggia il ghanese Appiah, ritenuto il logico sostituto dell’olandese. In più, il contratto sta per scadere e il giocatore del Suriname chiede un sostanziale aumento di stipendio. Moggi non è per niente d’accordo e il giocatore si impunta. Lippi, ritenendo Davids a fine carriera, lo schiera con il contagocce e il Pittbull decide di fare le valigie. I tifosi juventini sono perplessi: per loro, Edgar è un idolo, in lui vedono quella voglia di combattere e di non mollare mai che è il marchio di fabbrica della Juventus.
Inizio 2004: Davids vola a Barcellona, dove ritrova tanti amici di vecchie battaglie, a cominciare dall’allenatore Rijkaard. L’impatto è devastante; con l’ingaggio dell’olandese, il Barça comincia a volare e a rosicchiare punti su punti alla lepre Valencia. Alla fine della stagione, il Barcellona arriva secondo ma Edgar non è ancora soddisfatto; vuole prendersi la rivincita su Moggi e viene allettato dalle sirene interiste. Si rivelerà un errore gravissimo: non scende quasi mai in campo, totalizza una quindicina di presenze, diventando una sorta di oggetto misterioso. Mancini lo lascia marcire in tribuna e non si oppone alla volontà del giocatore di andarsene.
Alla fine del campionato 2004-05, Davids ha di nuovo le valigie pronte, destinazione Londra, sponda Tottenham. Nonostante le poche presenze, riesce a portare gli Spurs al quinto posto, a un solo punto dalla qualificazione per la Coppa dei Campioni. Nell’inverno del 2006, fa ritorno all’Ajax e vince la Coppa olandese, realizzando il rigore decisivo.
Nella Juventus totalizza 235 presenze e 10 reti, tre scudetti vinti e l’accesso diretto nel Gotha dei migliori giocatori bianconeri di tutti i tempi.
«Con la Juventus ho imparato a vincere. Non so com’è successo, è qualcosa che si respira nell’aria dello spogliatoio, sono concetti che vengono tramandati da giocatore in giocatore, è il sentimento che ti trasmettono milioni di tifosi e non c’è club nel mondo che ti faccia lo stesso effetto».
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