“First minister” Yousaf, dopo i guai del suo partito, la caduta di Sturgeon e il Labour che potrebbe riconquistare la Scozia dopo decenni, non crede che il sogno dell’indipendenza sia già morto?
«No. Anzi, è più vivo che mai. Perché la Brexit continua a fare sempre crescenti danni nel Regno Unito: produttività bassa, disuguaglianze in aumento, meno reddito pro capite. Il Regno Unito è in declino. Dobbiamo staccarci e rientrare nel mercato unico Ue. Alcuni sondaggi recenti danno l’indipendenza ancora forte come una roccia, oltre il 50%».
Ma il governo britannico non vi concederà mai un altro referendum, dopo quello perso nel 2014.
«Se saremo maggioranza alle elezioni nazionali di quest’anno, Londra non potrà ignorarci. Dovrà ascoltare la voce della democrazia. Se ci sarà un governo laburista tra qualche mese, come pare dai sondaggi, ci potrebbe essere più rispetto verso noi indipendenti. Ma dobbiamo vincere le elezioni, altrimenti il sogno dell’indipendenza retrocederà».
Una Scozia indipendente che ruolo avrebbe nella Difesa europea?
«Vogliamo far parte della Nato. Ma disfarci delle armi nucleari».
Quindi non avete cambiato idea sulla volontà di liberarvi del deterrente nucleare britannico “Trident” sulle vostre coste, nonostante le minacce della Russia?
«No, la nostra posizione non cambia».
Sua moglie è palestinese, i suoi suoceri sono stati intrappolati per settimane a Gaza. Come sta vivendo questa situazione da leader musulmano di una nazione britannica? E qual è stata la sua reazione ai massacri del 7 ottobre?
«Altri miei parenti ora sono senza via d’uscita, a Rafah. Ma la politica e la mia famiglia non sono in conflitto. Ho espresso il mio totale dolore e lutto per le famiglie israeliane vittime dagli efferati attentati dei terroristi di Hamas il 7 ottobre e anche per quelle che hanno ancora i parenti rapiti, piangendo con loro in sinagoga. Allo stesso modo, provo umanità e pietà per gli innocenti palestinesi vittime di questa offensiva. Perciò chiedo un cessate il fuoco immediato, per fermare immediatamente questa inimmaginabile catastrofe umanitaria».
Israele accusa l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi Unrwa di essere complice di Hamas. Il suo governo, a differenza di Italia,Germania e Regno Unito, ha invece appena approvato 750mila sterline per l’organizzazione.
«Non vedo alcun problema. Anche la Commissione Ue ha riattivato i fondi per Unrwa e altri Paesi europei come la Norvegia non li hanno mai interrotti. Non ho mai creduto nelle punizioni collettive. Le accuse di Israele devono essere investigate, e, semmai, puniti gli individui responsabili. Ma ciò non giustifica la sofferenza di due milioni di persone nella Striscia, la cui stragrande maggioranza è innocente. Anche per questo, ogni sabato centinaia di migliaia di persone manifestano a Londra e nel resto del Regno».
In quelle stesse proteste, però, si cantano cori giudicati antisemiti, come “Dal fiume al mare”, che auspicano l’eliminazione di Israele. Lei come reagisce?
«Ovviamente non li condivido, e come governo scozzese abbiamo approvato la definizione di antisemitismo della Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), dopo esserci consultati con le comunità ebraiche. Ma quelle stesse frasi sono state pronunciate anche da politici e rappresentanti israeliani, nel senso opposto. L’unica soluzione possibile è quella di riconoscere due stati, non solo uno. Io sono il primo a battermi per uno Stato di Israele sicuro, protetto e pacifico. Ma ciò, a lungo termine, potrà realizzarsi solo con un Stato palestinese ugualmente sicuro, protetto e pacifico, per me riconosciuto anche unilateralmente, qualora ci fosse un veto di Israele».
Nelle stesse manifestazioni si accusa Israele di “genocidio”. Lei è d’accordo?
«Questo lo devono decidere le corti internazionali. Ma alcune recenti affermazioni dei ministri del governo Netanyahu per me presuppongono l’intenzione di pulizia etnica».
A causa di alcune posizioni e ideologie “allarmanti” in queste proteste, il governo britannico domani aggiornerà la definizione di estremismo, forse includendo gruppi e ideologie islamiste oggi legali. Il suo responso?
«Vedremo il testo. Ma i conservatori da tempo stanno soltanto buttando benzina sul fuoco, aumentando le tensioni tra le comunità. Hanno persino deciso di non citare la parola “islamofobia”, per loro “impropria”. Le guerre culturali del governo non risolveranno i problemi, anzi fomenteranno gli estremismi. Mentre il multiculturalismo è realtà nel Regno Unito: io sono musulmano, come il sindaco di Londra, e lo stesso primo ministro britannico è indù e di origine indiana».
Ha visto la vittoria dell’Italia contro la Scozia nel rugby?
«Sì, un brutto colpo. Ma vedere gli italiani piangere di gioia per una vittoria storica è stato bellissimo».
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