Bria: “In Rai censura preventiva e controllo politico. Così la tv pubblica diventa portavoce di un’unica fazione”
La Legge europea per la libertà dei media (Emfa) istituirà un quadro comune per i servizi dei media nell’ambito del mercato interno dell’Ue e introdurrà misure per contrastare la politicizzazione dei media e la mancanza di trasparenza delle loro proprietà, oltre che per proteggere i giornalisti dalle ingerenze politiche, in un continente che rimane però l’avanguardia del mondo quando si tratta di libertà dei media: nella classifica del World Press Freedom di Reporters sans frontières, appartengono all’Ue 8 dei primi 10 Paesi, con solo la Grecia fuori dai primi cento.
Secondo la nuova legge, i Paesi dell’Ue dovranno garantire l’indipendenza editoriale e funzionale dei media pubblici, attraverso procedure trasparenti e non discriminatorie nelle nomine dei dirigenti e dei membri del consiglio, che dovranno operare per un mandato sufficientemente lungo e non potranno essere licenziati prima di quanto stabilito se non nel caso in cui non soddisfino più i criteri di prestazione. I media pubblici dovranno inoltre essere finanziati attraverso procedure trasparenti e obiettive, e resoconti pubblici ne monitoreranno l’indipendenza dalla politica.
Alle autorità sarà vietato ricorrere ad arresti, sanzioni, perquisizioni, software di sorveglianza intrusivi installati sui dispositivi elettronici e altri metodi coercitivi per fare pressioni su giornalisti e responsabili editoriali e costringerli a rivelare le loro fonti.
Il Parlamento ha introdotto, durante i negoziati con il Consiglio, forti limitazioni all’uso dei software spia, che sarà consentito soltanto caso per caso e previa autorizzazione di un’autorità giudiziaria nell’ambito di indagini su reati gravi punibili con pene detentive. Anche in queste circostanze, tuttavia, le persone interessate dovranno essere informate dopo che la sorveglianza è stata effettuata e potranno poi contestarla in tribunale. Bocciata dunque la richiesta di consentire i software-spia davanti a un rischio per la “sicurezza nazionale”. Questo punto della legge nasce dal clamoroso caso dell’uso illegale che è stato fatto di Pegasus e di altri spyware per controllare giornalisti e politici. Tra gli spiati ci sono stati gli indipendentisti catalani e il premier Pedro Sánchez in Spagna, e poi giornalisti e politici in Ungheria, Polonia e Grecia (tra loro il leader del Pasok Nikos Androulakis).
Per consentire al pubblico di sapere chi controlla i singoli media e quali interessi possono celarsi dietro la proprietà, tutte le testate giornalistiche, dalle più gradi alle più piccole, saranno tenute a pubblicare informazioni sui relativi proprietari all’interno di una banca dati nazionale e a indicare se sono direttamente o indirettamente di proprietà dello Stato.
I media dovranno anche riferire sui fondi ricevuti dalla pubblicità statale e sul sostegno finanziario statale, inclusi anche fondi provenienti da Paesi extra-Ue (ad esempio la Russia). Per garantire che i media non diventino dipendenti dalla pubblicità statale, i fondi pubblici saranno assegnati tramite procedure aperte e non discriminatorie, basate su criteri pubblici. Gli Stati membri dovranno distribuire la spesa pubblicitaria statale a un’ampia pluralità. Le autorità pubbliche pubblicheranno ogni anno informazioni sulla spesa pubblicitaria pubblica, sull’importo totale speso annualmente e sugli importi investiti per fornitori di servizi media o piattaforma online.
I deputati hanno introdotto un meccanismo che mira a impedire alle piattaforme online di dimensioni molto grandi, come Facebook, X o Instagram, di limitare o rimuovere in modo arbitrario contenuti mediatici indipendenti. Dopo aver distinto i media indipendenti dalle fonti non indipendenti, le piattaforme che intendono adottare misure di questo tipo dovranno informare gli interessati, lasciando loro 24 ore per rispondere. Soltanto una volta trascorso questo lasso di tempo le piattaforme potranno decidere di limitare o rimuovere i contenuti che non rispettano le loro condizioni.
I media potranno presentare ricorso presso un organismo per la risoluzione extragiudiziale delle controversie e richiedere il parere del comitato europeo per i servizi di media, un comitato di regolatori nazionali previsto dalla nuova legge.
La legge è nata inizialmente da una proposta della Commissione europea, il 16 settembre 2022, sull’onda del deterioramento della situazione dei media in Polonia e Ungheria. I negoziati con il Parlamento europeo sulla forma definitiva del regolamento iniziano il 19 ottobre 2023 e si concludono con l’accordo provvisorio, raggiunto il 15 dicembre 2023.
Poi, il 13 marzo 2024, ecco il voto del Parlamento europeo: 464 sì, 92 no e 65 astenuti. L’estrema destra ha detto no, perché vede all’opera nella legge il “totalitarismo di Bruxelles”, che punta al “ministero della Verità di Orwell”: “Si vuole limitare la libertà d’espressione – ha commentato Andrea Bocskor, eurodeputata di Fidesz, il partito di Viktor Orbán le cui violazioni sono nel mirino della legge – Tutto ciò serve solo a mettere sotto pressione la destra a pochi mesi dalle elezioni di giugno”.
I partiti italiani si sono così espressi: sì da Forza Italia, Pd, Verdi e M5S, mentre si sono astenuti Fratelli d’Italia e la Lega. “Evidentemente rimpiangono l’Unione Sovietica, per loro è più importante usare la tv di Stato come un’appendice della loro propaganda”, ironizza Laura Ferrara, europarlamentare del M5S.
Reporters sans frontières intanto festeggia, così come la relatrice Sabine Verheyen (Cdu, Ppe): “La libertà di stampa è minacciata in tutto il mondo, anche in Europa – ha commentato – L’omicidio a Malta di Daphne Caruana Galizia, le minacce alla libertà di stampa in Ungheria e molti altri esempi lo dimostrano chiaramente. La Legge europea per la libertà dei media è la nostra risposta a questa minaccia e una pietra miliare della legislazione europea”.
Soddisfatta anche la presidente del Parlamento Roberta Metsola:
“Oggi l’Europarlamento ha fatto la storia. Il Media Freedom Act salvaguarderà i giornalisti dalle interferenze, li proteggerà dal dover rivelare le fonti e garantirà la trasparenza della proprietà dei media. Combatterà la disinformazione, per Dafne, per Jan (Kuciak, ndr) e per tutti i giornalisti minacciati”.
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