Sono storie di mamme e bambini, di
giovani che hanno potuto realizzare il sogno di diventare
infermiere e dottoresse, dell’essere donne in un Paese complesso
come l’Afghanistan, quelle al centro della mostra ‘Afghana’
della fotografa Laura Salvinelli, aperta dal 16 marzo al 28
aprile, nell’ambito della 12esima edizione del Festival
Fotografico Europeo, presso il Castello Visconteo di Legnano.
Al centro dell’esposizione le testimonianze e i volti delle
donne del Centro di maternità di Emergency ad Anabah, nella
Valle del Panshir: il viso sorridente di Zarghona che ha dato
alla luce il primo figlio maschio, Kemeya alle prese con il
quinto cesareo, Asuda che, grazie al Centro di maternità ha
potuto studiare e formarsi per diventare ostetrica.
“Ho lavorato in un mondo in cui fotografare le donne – racconta
Salvinelli – è un tabù, interpretando il ruolo dell’elefante in
un negozio di cristalli. Ho combattuto per mostrare in Occidente
le foto del parto, che violano un altro tabù, quello del sangue
della vita e del corpo reale delle donne. Mi sono posta in
continuazione la domanda di tutti i fotografi: se sia giusto
entrare nell’intimità degli altri. Credo che la risposta, sempre
diversa, dipenda da perché e da come si fa, l’importante è che
quella domanda lavori sempre dentro di noi.”
In Afghanistan – dai dati di Emergency – la mortalità materna
è 99 volte più alta di quella italiana e il tasso di mortalità
infantile 47 volte più alto: una donna su 14 muore per
complicazioni legate alla gravidanza, mentre un bambino su 18
muore prima di compiere i 5 anni. Il Centro di maternità del
Panshir della Ong è l’unica struttura specializzata e gratuita
della zona che permette alle donne di diventare infermiere,
ginecologhe, ostetriche e garantisce di partorire in un ospedale
sicuro. Da quando è entrato in funzione, nel giugno 2003, a oggi
nel Centro sono state curate più di 489mila donne e bambini e
sono stati fatti nascere più di 76mila bambini, in media oltre
7mila ogni anno.
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