«La legge sull’IA non è la fine del viaggio, ma piuttosto il punto di partenza per un nuovo modello di governance basato sulla tecnologia», osserva il correlatore Dragos Tudorache (Renew). Proprio per questo, avrà bisogno della collaborazione attiva dei governi di tutti e 27 i Paesi della Ue per essere concretamente attuato. Su questo, Benafei non ha risparmiato una frecciata nei confronti del governo italiano, osservando come sia stato «molto assente e a volte anche confuso», durante il negoziato, e come continui ad annunciare stanziamenti di fondi che poi non arrivano: «Abbiamo sentito la premier annunciare un miliardo di euro, a un anno di distanza dai 150 milioni del sottosegretario Butti, che non si sono mai materializzati».
Gli eurodeputati italiani si sono schierati con una certa compattezza a favore del provvedimento, con l’eccezione del M5S che ha optato per l’astensione perché, ha spiegato in una nota Sabrina Pignedoli, «il testo che è emerso rischia di essere più dannoso che utile», per via delle «definizioni troppo vaghe» e di una parziale sovrapposizione ad altre norme europee.
Le nuove norme, che entreranno in vigore gradualmente dopo il via libera definitivo del Consiglio (comunque entro questa legislatura), definiscono in modo molto capillare divieti, paletti e modalità d’impiego dell’intelligenza artificiale, e in caso di inosservanza prevedono anche sanzioni consistenti, che verranno applicate da un organo di sorveglianza in via di costituzione, emanazione della Commissione Ue.
«Grazie a questo testo – afferma Benifei – pratiche inaccettabili in Europa saranno ora vietate, come il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro o la deduzione dell’appartenenza etnica o religiosa di una persona sulla base di dati biometrici». Vietate le banche dati di riconoscimento facciale (con eccezioni legate alle indagini criminali), e i sistemi che manipolano il comportamento umano o sfruttano le vulnerabilità delle persone. Per una serie di sistemi che vengono considerati ad alto rischioper la salute delle persone, o l’integrità della democrazia, sono previsti obblighi particolari, tra i quali quello della massima trasparenza, o il diritto di avere un’interfaccia umana. A tutela del copyright, c’è l’obbligo di indicare le fonti del materiale o delle opere usati per fare “allenare” l’intelligenza artificiale. I contenuti generati esclusivamente dall’intelligenza artificiale dovranno essere indicati come tali; fanno eccezione solo i media.
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