La nuova stagione della serie antologica prodotta da National Geographic (le prime tre erano dedicate ad Albert Einstein, Picasso e Aretha Franklin) torna poi indietro, per ripercorrere gli anni della loro formazione, tra padri forti e discriminazioni sistemiche. Interpretati da Kelvin Harrison Jr. (12 anni schiavo, Il processo ai Chicago 7) e dal britannico Aaron Pierre (La ferrovia sotterranea), i due leader vengono raccontati in parallelo non solo come figure pubbliche, ma anche come figli, amici, mariti, padri e fratelli. Aiutano ad andare a fondo anche le mogli, portate sullo schermo da Weruche Opia nel ruolo di Coretta Scott King e da Jayme Lawson in quello di Betty Shabazz.
“Quando mi hanno proposto di interpretare MLK, ho avuto paura – confessa all’ANSA Harrison – Ho letto il primo episodio e non riuscivo a smettere di piangere. Era come se fosse la prima volta che mi avvicinavo tanto a lui. Lo veneravo, lo rispettavo da sempre. Ma non mi ero mai seduto a tavola con lui. Vederlo da un punto di vista così intimo mi ha sovraccaricato di emozione. Ho chiamato i produttori dicendo: ‘non ce la faccio, è troppo’. ‘È proprio questa emozione che cerchiamo – mi hanno risposto – non vogliamo mettere in scena il leader, ma il percorso che lo ha portato a essere un leader”. “È stato lo stesso per me – concorda Pierre – In fin dei conti questo è il senso della serie: anche se non sei affatto sicuro di arrivare fino in fondo, mettiti a camminare nella direzione che consideri giusta. È quello che hanno fatto loro sessant’anni fa. Dobbiamo continuare a farlo anche noi”.
“Il dottor King parla molto di un senso di nullità che anche io ho sentito, crescendo a New Orleans. Per darmi un’istruzione migliore della loro, i miei genitori mi hanno mandato in una scuola privata in cui ero uno dei sette studenti neri. Il prof. mi ha detto: qui non diciamo ‘Yeah’, diciamo ‘Yes’. In un istante, il tuo sistema di riferimento è inferiore. Come parli è sbagliato. Quello che mangi è sbagliato. Come ti muovi è sbagliato. È stato difficile imparare ad autorizzare me stesso ad avere gli stessi desideri, ad accettare le stesse sfide dei miei coetanei bianchi. A Hollywood cerco di portare la mia storia in quello che faccio. È il mio scopo”. I due uomini, il pastore King jr e il leader della Nazione dell’Islam, pur così diversi e distanti nell’ideologia, si rivelano in otto puntate potenti e commoventi, proprio come hanno parlato ai giovani attori che li interpretano: “Mi ha ricordato di non cercare conferme esterne. Conosco le mie radici, so da dove vengo, conosco il potere, l’eleganza, la bellezza e la forza della mia comunità e con questo vado avanti”, conclude Pierre, pensando a Malcolm.
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