Carlo Calenda attacca Pd e 5 stelle: non piace al leader di Azione l’accordo per la Basilicata tra Dem, pentastellati, Verdi e Sinistra e +Europa sulla candidatura di Domenico Lacerenza, primario di oculistica dell’Ospedale Regionale di Potenza.
“Su di noi c’è il veto di Conte” – sostiene Calenda, che lo identifica come “il vero leader della sinistra”. La rottura, dunque, è certificata. Definire il campo largo un meetup grillino non fa certo piacere alla segretaria del Pd Elly Schlein. Ed è un confronto talmente duro che si rincorrono voci anche sulle intenzioni, da parte dello stesso candidato Domenico Lacerenza, di fare un passo indietro.
Il Terzo Polo, comunque, guarda al candidato del centrodestra Vito Bardi che è, sia secondo il leader di Azione che Italia Viva, più moderato di Truzzu in Sardegna. Il Pd prova ad abbassare i toni, affermando che l’alleanza in Basilicata può essere certamente allargata – ma il parere di Giuseppe Conte è diverso. Romano Prodi, che ieri era alla presentazione del libro del costituzionalista Michele Ainis, spiega al Pd che per tornare ad essere competitivo deve tornare tra la gente. Poi aggiunge, rivolto al Campo Largo: “Se volete perdere continuate così, se volete vincere mettetevi d’accordo”.
I Dem nel frattempo sono anche alle prese con le candidature per le elezioni europee e individuano Lucia Annunziata come possibile capolista, da indipendente, per la circoscrizione Sud.
Le divisioni del centrodestra
Il capitolo elezioni continua a far discutere anche il centrodestra. La Lega non ha digerito il no al terzo mandato che vieta al Presidente del Veneto Luca Zaia di ricandidarsi. L’assessore regionale Marcato, del Carroccio, minaccia: “Se Fratelli d’Italia pretende la presidenza, noi correremo da soli”. In questo caso a far da pompiere dell’alleanza è Maurizio Lupi secondo cui ad essere sovrano è il Parlamento e il voto per il no al terzo mandato non è uno schiaffo alla lega.
La riforma fiscale
Sulla riforma fiscale è duro lo scontro fra maggioranza e opposizioni. La riforma del “fisco amico” per chi sostiene il governo è un forte contrasto all’evasione e contemporaneamente tende la mano a quei contribuenti in difficoltà. Le opposizioni la bocciano in toto: per Francesco Boccia del PD, per esempio, si tratta solo di propaganda: “Si restringe la base imponibile, non si costruisce coesione ma sfiducia collettiva, si restringono le risorse per i servizi pubblici”.
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