All’indomani dell’8 marzo è triste constatare che in Italia siamo messi ben peggio, il 10% di statue femminili che in Danimarca sembra svilente, a noi appare come un obiettivo.
Qualche censimento in Italia esiste, ad esempio l’associazione Mi riconosci ha raccolto dei dati in una pubblicazione che si chiama Comunque nude ed è emerso che le statue raffiguranti donne sono solo 148 tra migliaia (praticamente tutte religiose o svestite). E sono state realizzate per oltre il 90% da uomini. Niente di particolarmente stupefacente se consideriamo l’immagine della donna perpetuata nei secoli dalla cultura dominante, quella stessa cultura che ha commissionato la maggior parte delle opere d’arte in tutte le epoche. Fatto sta che a girare per le meravigliose piazze d’Italia la percezione è che siano stati gli uomini ad aver fatto la storia.
A Roma le statue femminili sono quasi tutte Sante o Madonne. Tranne una. Una che domina dall’alto la Città Eterna, a due passi dal Vaticano, a metà strada tra San Pietro e suo marito Giuseppe Garibaldi: Anita.
Anita Garibaldi si trova sulla passeggiata del Gianicolo. È una statua a grandezza naturale, datata 1932, realizzata da Mario Rutelli (il cui pronipote sarebbe poi diventato sindaco, anche di sindache ne abbiamo avuta una sola a Roma, ma questo è un altro filone della stessa storia).
Anita al Gianicolo è quasi un’eroina Marvel: galoppa, capelli al vento, spara in aria con una mano e con l’altra tiene il figlio Menotti e contemporaneamente la criniera del cavallo imbizzarrito. Pare sia stato Mussolini a chiedere di inserire il neonato, la rappresentazione della donna non poteva prescindere dalla sua funzione principale: essere madre.
Per quanto riguarda la toponomastica la giunta capitolina si è impegnata dal 2022 nella creazione di “quote rosa stradali”, quando si sono resi conto che le vie e le piazze intitolate a donne celebri erano solo il 4%.