Per il caso dell’eredità di Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni, di cui 17 trascorsi a San Vittore, come mandante dell’omicidio del marito ucciso nel ’95, nel giugno dell’anno scorso Daniele Pizzi, ex amministratore di sostegno di Reggiani, e Maria Angela Stimoli, presunta “prestanome”, hanno patteggiato 2 anni il primo e 10 mesi e 20 giorni la seconda (pena sospesa per entrambi). Riguardo invece al rinvio a giudizio di oggi, il gup Carboni, che ha escluso come parti civili le figlie di Patrizia Reggiani, Alessandra e Allegra Gucci, ha ritenuto necessario il vaglio dibattimentale per quattro persone, mentre ha preso 30 giorni per il deposito delle motivazioni dell’assoluzione di Giani.
In generale, secondo la ricostruzione della Procura, gli imputati approfittando dello stato di fragilità psichica di Patrizia Reggiani, “affetta da sindrome post frontale” conseguenza di un tumore al cervello asportato nel ’92, avrebbero tentato di mettere le mani sul suo ingente patrimonio. Loredana Canò, per i pm avrebbe convinto la Reggiani a “fare la guerra alle figlie” per poter gestire il vitalizio ottenuto dal marito Maurizio Gucci. La donna si sarebbe installata a casa della vedova di fatto gestendo i suoi rapporti con l’esterno e inducendola a far subentrare come suo amministratore di sostegno l’avvocato Daniele Pizzi. Il quale avrebbe poi autorizzato operazioni “non nell’interesse di Reggiani bensì proprio e dei sodali”. Accusa questa che Pizzi ha sempre respinto. Il consulente finanziario Marco Chiesa, invece, sarebbe stato suggerito da Canò e Pizzi alla Reggiani per la gestione delle sue società. La ex compagna di cella, poi, risponde anche di un furto di gioielli avvenuto nel 2017 a casa Reggiani. Tra le accuse, infine, c’è quella di peculato per15.000 euro in contanti provenienti dal canale tv Discovery+ per una intervista a Lady Gucci.
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