CAMILLO FORTE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 1992
È finito il periodo in cui Roberto Galia veniva definito il «tappabuchi» della Juventus: erano altri tempi, grami per lui, difficilissimi da superare. Eppure ce l’ha fatta. Ora i tifosi lo adorano, Trap lo stima e i compagni lo rispettano… Ed è arrivata anche la chiamata in Nazionale. Da tappabuchi e gregario a Principe Azzurro: un bel salto, una soddisfazione unica.
Galia nel club Italia in America. E, guarda la fatalità, negli Usa, si svolgeranno i prossimi Mondiali: non è il caso di correre con la fantasia, ma questo non è un pericolo. Roberto Galia ha sempre tenuto i piedi ben saldi per terra anche nei momenti più difficili, quando avrebbe avuto voglia (e forse il diritto) di prendere a pedate nel sedere qualcuno.
Acqua passata, certo. Però i ricordi restano e da questi il mediano ha sempre trovato la forza di reagire: «Guai se non avessi fatto così: a quest’ora non sarei più nella Juve. Invece ho lottato con tutte le mie forze per mantenere questa maglia che con il passare degli anni sento sempre più mia. Mi appresto a disputare la quinta stagione juventina ed evidentemente qualcosa di buono sono riuscito a farlo. Mai nessuno mi ha regalato niente e forse è stato meglio così».
Un tuffo nel film bianconero della sua vita è doveroso. Immagini già viste e riviste mille volte, le difficoltà incontrate, la valigia sempre pronta, poi puntuali le riconferme e il duplice trionfo in Europa (Coppa Uefa) e in Italia (Coppa Italia): «Vorrei fermarmi su questo punto. Evidentemente qualcuno si è già dimenticato di questi nostri due successi. E visto che nel calcio non si vive di soli ricordi, siamo pronti per vincere lo scudetto. A disposizione di questi fuoriclasse che sono arrivati, tutti di prim’ordine, metterò la mia esperienza juventina. Devono subito capire che cosa significa indossare la nostra maglia. Se lo apprenderanno subito, potranno togliersi parecchie soddisfazioni».
La concorrenza è agguerrita: mai come nel campionato 1992-93 ci saranno parecchie formazioni in grado di puntare al titolo, con il solito Milan sempre più competitivo, consapevole di avere una rosa imbottita di campioni: «Lo sappiamo benissimo…».
Non è una novità, certo. Dati di fatto, però, impongono doverose riflessioni. Bisogna capire, ad esempio, che cosa ha avuto il Milan della passata stagione in più rispetto alla Juve. Solo così si possono sferrare gli attacchi decisivi, vincere la… guerra e non soltanto le battaglie. Galia affronta il contraddittorio senza problemi. Del resto è abituato ad accettare le regole del gioco, anche se a volte possono far male. Non siamo di fronte a un processo, ci mancherebbe: «Iniziamo dicendo che del Milan non abbiamo mai avuto paura, semmai rispetto. Negli scontri diretti non siamo mai usciti con le ossa rotte e il più delle volte li abbiamo messi in seria difficoltà. Ma alla distanza sono stati più forti, niente da dire. A noi è mancato il colpo risolutivo, soprattutto in trasferta: certe partite bisognava vincerle per mettere paura al Diavolo».
Ora c’è la nuova Juve, rinforzata, bella a vedersi e ambiziosa: «I nuovi acquisti mi piacciono. Vialli segna con facilità anche in partitella, figuriamoci in campionato. Lui e Baggio, poi, s’intendono a meraviglia, una bella coppia. Ma attenzione ai vari Platt, Möller, Ravanelli, Rampulla e Dino Baggio. Siamo “coperti” in tutti i ruoli, adesso dipende esclusivamente da noi. Bisogna partire subito spediti, dimostrare che siamo una squadra che non teme nessuno. Poche storie: è all’inizio che si vincono gli scudetti».
Ha visto campioni che se ne sono andati, altri che arrivano… «E questa è la Juve, solo in un grande club come il nostro può esserci un via vai del genere. Ma adesso è diverso: con Boniperti e il Trap ci sentiamo tranquilli, quasi protetti. Loro sanno darci una carica incredibile ed è venuto il momento di ripagarli con le soddisfazioni che meritano».
Per loro, certo. Pure per i tifosi. Ma soprattutto anche per se stesso: «Il mio grande desiderio è quello di chiudere la carriera qui alla Juve e festeggiare tanti trionfi: magari da accarezzare quando avrò i capelli bianchi».
È lo spirito che piace tanto a Boniperti e non per niente Galia è da cinque stagioni a Torino, proprio per questo non è mai stato ceduto.
Il tempo per trasformare il suo sogno in realtà non gli manca. E conoscendo il suo carattere siamo sicuri che alla fine vincerà lui, così come ha fatto altre volte. La lotta, quella dura, non lo spaventa, nonostante il suo fisico asciutto e longilineo non sia quello di un corazziere: intanto non è più un «tappabuchi» (e forse non lo è mai stato…). Se Sacchi ha ancora bisogno di un giocatore con gli attributi giusti, sa dove trovarlo. Alla Juve, naturalmente. Da cinque anni lui è qui e, salutandoci, lo sottolinea ancora una volta. Basta con le parole: Galia non è tipo che ama parlare, preferisce i fatti ed è arrivato il momento di ruggire. L’attacco al Milan è cominciato.
I numeri di Roberto: 217 presenze e 11 reti, 1 Coppa Italia e 2 Coppa Uefa. E, non ultimo, il rispetto e l’apprezzamento dei tifosi bianconeri.
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