(di Paolo Petroni)
MARCO LODOLI, ”TANTO POCO”
(EINAUDI, pp. 94 – 15,00 euro) – Marco Lodoli torna a narrarci
la storia di un ‘cuore semplice’, ricostruendo la vita di una
donna per la quale, come spesso capita, l’immaginazione è più
forte della realtà e riesce a vivere solo ai margini,
proiettandosi nell’esistenza di altri che finisce quasi per
proteggere senza mai apparire. Era un po’ quel che accadeva a
Italia dell’omonimo romanzo, cameriera perno della vita di una
famiglia, è quel che accade ora a una bidella di una scuola di
Torre Maura che si innamora di Matteo Romoli, giovane
professore, praticamente a prima vista, come entra fradicio di
pioggia con la sua testa ricciuta, alto, magro, gli occhiali
pesanti calati sul naso corto, il primo giorno di servizio.
Un amore che va avanti per quarant’anni senza che lui se ne
accorga, forte solo del ”bisogno di vederlo ogni mattina,
scambiare con lui un rapido saluto e persino immaginare che
senza di me, che sono quasi nulla, lui si sarebbe perso nella
vita come un bambino nel bosco”, e la coscienza che ”i
professori scrivono, le bidelle svuotano i cestini” e non
capiscono il romanzo che lui scrive e che ha un grande successo.
Una storia cui, come sempre, Lodoli sa dare una giusta
misura, tra racconto lungo o romanzo breve, ambientata con
notazioni gustose nel mondo della scuola e sullo sfondo di una
Roma che ”insegna subito che i sogni sono meglio della realtà”
col suo ”tempo fermo” tra i ruderi e le chiese. Un racconto
che si regge lieve sulla misura e pulizia della scrittura e il
suo tono, che è quello di un candore senza eccessi e retorica.
Del resto si parla di un sentimento per il quale ”l’amore non è
possesso” ed è capace di cucinare e apparecchiare una bella
tavola per due e mangiarci sola domandando ”buono, vero, ti
piace?”. Il fatto è che ”solo la purezza può salvare” dallo
schifo della vita e allora questo ”infinito sogno solitario”,
viene sentito come una fiamma alta che appunto purifica tutto,
mai ridotta a caminetto e consumata da un incontro reale. Che è
quel che tristemente accade alla sua amica Mirella, che ha
cercato di divertirsi e vivere, provando inutilmente a
coinvolgerla.
Mentre l’amore di questa donna che si accontenta di tanto
poco arde, quasi estasi mistica, ma calata in un misero
quotidiano, il professor Romoli si sposa, con la bellissima
Maddalena, ha dei figli, vive felice, poi il suo nuovo libro è
un fiasco, si separa, e la sua vita va in discesa. L’uomo si
lascia andare e lei è sempre lì, pronta a cogliere
quell’occasione in cui, per un attimo, il sogno sembra possa
diventare realtà, subito svanito, fantasmatico nel gonfiarsi e
sgonfiarsi per l’aria delle tende bianche della sua camera da
letto.
Una vita che va oltre e quindi fragile, ma in questo capace
di inseguire come un angelo custode invisibile il professore
(una volta anche sino a Parigi) e se capita di virare,
inseguendo la propria irrealtà, anche verso i lati più oscuri,
con l’amore, o meglio un po’ di sesso con Massimo, uno studente
cresciuto grande e grosso e non sveglissimo, che coinvolge in
suoi momenti di impaccio. Arriva a usarlo anche per dar fuoco
all’auto di un critico che ha brutalmente ridicolizzato il
secondo libro di Matteo, pensando così di proteggerlo e
sostenere, comprando pure molte copie delle sue opere,
nonostante lui non sappia nemmeno il suo vero nome e la chiami
Caterina, senza venir corretto. E in questo errore e sua
accettazione è un po’ tutto il senso del rapporto tra i due e di
questo racconto.
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