Con questo titolo provocatorio l’accademico Cerquiglini vuole raccontare il groviglio linguistico nato dopo l’invasione del regno d’Inghilterra di Guglielmo il Conquistatore nel 1066, per meglio ridicolizzare la resistenza francese agli “anglicismi”. «Il mio libro può anche essere trasformato in un omaggio alla lingua inglese, che ha saputo adottare così tante parole – spiega Cerquiglini, vicepresidente della Fondation des Alliances francaises, dedicata alla promozione della cultura e della lingua francese -. Ciò che mi colpisce è la sua flessibilità: ci sono parole vichinghe, danesi, francesi, è sorprendente».
Nei secoli XIII e XIV ci fu un’esplosione di prestiti dal francese, poi usati nel commercio, nell’amministrazione e nel diritto. La metà di questi “prestiti” avvenne tra il 1260 e il 1400, come per esempio bachelor, scapolo, dal francese bachelier, giovane in formazione, in particolare nel mondo della cavalleria. Due secoli dopo «il 40% delle 15.000 parole delle opere di William Shakespeare (1564 – 1616) sono di origine francese», sottolinea Cerquiglini. Nonostante questa contaminazione, in Francia alcuni si oppongono all’uso delle parole “anglosassoni” nel francese moderno,come gli studiosi dell’Accademia di Francia, responsabile dal 1635 di preservare la lingua nella sua forma “pura”. «La lingua in Francia è ufficiale, statale, nazionale. E quindi abbiamo un’accademia e accademici con un costume ridicolo, una spada e un palazzo sulle rive della Senna” a Parigi» scherza Cerquiglini.
La battaglia dell’Accademia francese contro i termini inglesi
L’Accademia ha lottato contro i nuovi termini tecnologici e non senza successo: il termine logiciel ha ora in gran parte eliminato dal francese la parola software, un tempo molto diffusa. L’Accademia ha protestato anche contro le nuove parole della pandemia di Covid-19, come cluster o test. Per il linguista l’arrivo di termini nuovi «non è un’invasione. Sono parole francesi che sono andate a formarsi in Inghilterra e che tornano da noi».
Bernard Cerquiglini vede la ricca contaminazione tra inglese e francese come un esempio per La Francofonia, l’organizzazione che riunisce le nazioni francofone. Il Madagascar per esempio usa il francese allo stesso modo dell’Inghilterra 800 anni fa, spiega. Amministrazione, commercio, letteratura, tutto si fa in francese perché per il momento con il malgascio non possono parlare al mondo». Cerquiglini ha grandi speranze nella traduzione automatica, che potrebbe preservare le lingue locali consentendo allo stesso tempo una comunicazione fluida «senza impoverire le lingue». A suo parere infatti anche l’inglese è in pericolo: una forma semplificata parlata in tutto il mondo – globish secondo i suoi detrattori francesi – è un inglese impoverito. «Dobbiamo salvare l’inglese britannico – conclude lo studioso -. Carlo III deve agire perché la gente, invece di imparare l’inglese, questa bella lingua, imparerà una lingua povera. E così impoveriremo anche le nostre conversazioni».
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