Le certezze costruite sino a gennaio si sono improvvisamente smarrite, la caduta è libera e la sensazione è che il fondo non si sia ancora toccato. Perché non riuscire a battere il Genoa è grave, perché l’atteggiamento in campo dei giocatori non lascia presagire nulla di buono, perché non può essere giustificabile questa situazione solo con l’addio al sogno scudetto. No, non è da Juve, almeno non è da quella Juve che tutti noi abbiamo conosciuto anche nei momenti di difficoltà. Soluzioni? Il nodo resta questo. Come uscirne. Chiaro che vedendo i risultati, vedendo le prestazioni e il pericolo di non raggiungere la zona Champions, il primo pensiero è quello di esonerare Allegri.
E non rinnego quanto detto domenica a Colpo di Tacco, quando ho invocato, tra la provocazione e la paura, il ritorno immediato di Antonio Conte. La notte porta consiglio, ma ancora oggi confesso di avere paura, perché centrare il quarto posto vale un pezzo importante di futuro. Lo ammetto, non ho alcuna certezza che questa squadra con questo allenatore possa tagliare il traguardo, e sia chiaro non solo per responsabilità del tecnico livornese. Ad Allegri va la sua parte, ma guai a liberare dalle responsabilità i calciatori, tutti nessuno escluso, a prescindere dai limiti tecnici di ognuno. Allegri oggi per molti di loro rappresenta un comodissimo alibi dietro al quale nascondersi, un bersaglio facile per tutti. Ecco perché togliere l’alibi, vorrebbe dire mettere anche la squadra di fronte alle proprie responsabilità.
Sia chiaro, nessuno garantisce che con il cambio tutto possa volgere verso il sereno, ma il rischio di impresa che la società sembra volersi prendere lasciando le cose come stanno è molto alto. Ritengo però che il famoso “traghettatore” sarebbe solo un placebo. Per abbassare la febbre serve agire con i medicinali giusti non con l’acqua calda. Il silenzio delle società lascia molte interpretazioni, ma anche qui se non si risolveranno le problematiche interne, se le correnti non lasceranno spazio al progetto, tutto diventerà maledettamente complicato. Vero, siamo dentro una crisi, che non riguarda solo l’aspetto tecnico e di campo, ma anche gli “uffici” più o meno visibili.
Uscirne non sarà facile, ma tutti e dico tutti, hanno il dovere di agire solo per il bene dei tifosi, che restano il patrimonio più importante che la Juventus ha. C’è un futuro da programmare, che almeno per il momento non sembra all’altezza del blasone della società e delle aspettative, ma non possiamo, piaccia o meno, dimenticare che il risanamento dei conti è ancora l’obbiettivo primario di chi è al timone della proprietà. Sarà una sosta amara, un flagellarsi tra anti e pro, tra accuse e lamenti, tra paure e scarse certezze. Abbiamo paura ed è un sentimento assolutamente legittimo e condivisibile. Speriamo che qualcuno se ne accorga senza voltarsi dall’altra parte..
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