Facciamo un passo indietro. Lo studio del Cdc riguarda infezioni che si sono verificate nel periodo 1994-2022, di cui 9 casi riguardano l’ultimo decennio. Si tratta di pazienti in media 60enni e con tutti in una condizione di immunodepressione. Di questi, 5 avevano il cancro e 2 l’Hiv.
Queste persone hanno preso un’infezione di ameba Acanthamoeba, ovvero «amebe presenti nel suolo e in molti tipi di acqua, compresa quella del rubinetto» spiega il report.
Cos’è l’ameba Acanthamoeba
Si tratta di amebe a vita libera presenti in tutto il mondo. Si trovano nel suolo e in molti tipi di acqua, quindi laghi, fiumi e anche acqua del rubinetto. Le amebe possono entrare nell’organismo attraverso gli occhi, lesioni e ferite o le vie respiratorie. Possono causare cheratite (un’infezione degli occhi), encefalite granulomatosa amebica (un’infezione del sistema nervoso centrale), malattie cutanee, rinosinusiti, malattie polmonari, osteomieliti (infezione dell’osso) e infezioni disseminate.
I rischi
Le infezioni da Acanthamoeba (esclusa la cheratite) sono rare ma spesso fatali. Negli Stati Uniti colpiscono dalle 3 alle 12 persone all’anno, ma nell’82% dei casi non si sopravvive.
Le persone a più alto rischio di infezione sono coloro che hanno subito un trapianto di organi o cellule staminali, i pazienti con cancro, Hiv o diabete mellito. Questo perché l’ameba è nota per essere un patogeno opportunistico.
L’acqua del rubinetto
Il report, sulla base dei dati raccolti, conclude: «Le persone immunocompromesse dovrebbero essere istruite su sciacqui nasali sicuri per prevenire le infezioni da amebe a vita libera». Pur precisando che il rapporto causa-effetto non è sicuro, ossia «non è stato stabilito con certezza che il lavaggio nasale sia la via di trasmissione in ogni caso» analizzato.