Chi era Boiocchi: delinquente, spacciatore, 10 condanne e 26 anni di galera
Nel mirino anche i rapporti dell’attuale capo della curva nerazzurra, Marco Ferdico, con Antonio Bellocco, già condannato per mafia, e figliol prodigo di una dinastia mafiosa di eccellenza, quella dei Bellocco di Rosarno. L’uomo, che proprio sabato scorso ha rilasciato un’intervista nella quale ha sottolineato che in curva ci sono pregiudicati ma anche ragazzi laureati, nel 2017 ha patteggiato una pena a due anni e otto mesi per spaccio. È il 2016 quando a Milano viene coinvolto nell’inchiesta Dexter condotta dal pm Marcello Musso. C’è di tutto in quel fascicolo: una donna legata a un ex della banda Vallanzasca, famiglie italiane di trafficanti, fornitori albanesi e lui, Marco Ferdico, colpito da ordinanza e arrestato. A suo carico un solo capo di imputazione, il 10, che recita: “Ferdico (…) in concorso con il già giudicato Francesco Lombardo acquistava da ignoti fornitori, riceveva, deteneva, custodiva e vendeva a (…) chili 1,065 di cocaina (…) che trasportava da Carugate a Brugherio, dove veniva sequestrata a carico del solo Lombardo (…). Avendo Ferdico intrattenuto rapporti telefonici con (…) necessari per stabilire modalità e tempi degli incontri avvenuti anche con (…) volti a definire l’accordo su quantità e prezzo e sul luogo della consegna”. Gli acquirenti, secondo la Narcotici, risultano membri della famiglia Auricchio originaria di Terzigno (Napoli).
Caso ultrà: trova le differenze fra Juventus e Inter
Droga, dunque, ma anche violenza. Per il capo della Nord, l’Anticrimine infatti starebbe valutando di proporre al Questore l’emissione di un Daspo perché presente agli scontri del dopo Inter-Juve del 4 febbraio. Quella sera oltre cento incappucciati diedero l’assalto ai pullman dei tifosi bianconeri scontrandosi poi con le forze dell’ordine e ferendo alcuni agenti. Vicenda per la quale sono stati emessi già decine di Daspo e due fermi. Sotto la lente d’ingrandimento della Commissione antimafia milanese tutto ciò che ruota attorno all’evento sportivo: parcheggi, paninari e perfino una onlus. Raffaelli e Cameruccio sarebbero stati chiamati a risponde anche su Mi-Stadio, la società a metà tra Milan e Inter che ha la concessione comunale su tutta l’area attorno al Meazza. Nel documento della concessione si legge che “è data facoltà” alla concessionaria “dell’affidamento a terzi (…) con gli obblighi previsti dalle leggi incluse quelle antimafia”. È noto, come sottolinea il Fatto Quotidiano, che in passato in una società di parcheggi scelta da Mi-Stadio abbia lavorato un soggetto collegato proprio a Vittorio Boiocchi, ai narcos e al boss Giuseppe Calabrò, ritenuto uno dei registi degli affari mafiosi a Milano.
Il Fatto: “Droga e omicidi, che succede nelle curve ultras Inter e Milan”
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