“In caso contrario – avvertono – si indebolirebbe il ruolo dell’Ue nei Balcani occidentali e si invierebbe un messaggio negativo all’intera regione a cui abbiamo promesso che il suo futuro è all’interno dell’Unione più di 20 anni fa“. Al vertice dello scorso dicembre, che ha dato via libera all’avvio dei negoziati di adesione per Ucraina e Moldavia, i leader europei hanno chiesto un ulteriore approfondimento su Sarajevo alla Commissione europea che la settimana scorsa ha dato parere favorevole sul raggiungimento del “necessario livello di conformità con i criteri di adesione” per aprire i negoziati con la Bosnia-Erzegovina.
Dopo il passaggio odierno in Consiglio Affari generali, la parola definitiva spetterà nuovamente ai leader europei che si riuniranno giovedì e venerdì prossimi.
L’iniziativa, sottolineano fonti diplomatiche, si pone in continuità con l’impegno di Roma a sostegno del processo di integrazione di Sarajevo. La prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina e il possibile avvio dei negoziati di adesione con l’Ue è stato peraltro il tema centrale della visita a Sarajevo, lo scorso 4 marzo, del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, insieme all’omologo austriaco, Alexander Schallenberg. Una missione congiunta, avvenuta a un anno di distanza dalla precedente visita dei due ministri, che ha confermato la grande attenzione che Roma e Vienna attribuiscono ai Balcani Occidentali.
Non da meno il ruolo svolto dall’Italia al vertice di dicembre affinché nel capitolo delle conclusioni dedicato all’allargamento si inviasse un importante segnale politico alla Bosnia-Erzegovina, dichiarando la volontà dell’Ue di aprire i negoziati di adesione con una chiara prospettiva temporale e precise indicazioni procedurali. C
omplessivamente, evidenziano le fonti, esiste a ora una finestra di opportunità per l’allargamento che va colta, tanto per i Paesi dell’Europa orientale, quanto per la regione dei Balcani occidentali. È una linea, quella sposata da Roma, che coniuga considerazioni geopolitiche con i progressi effettivamente compiuti, evitando che si creino doppi standard tra i Paesi che aspirano a entrare nell’Ue.
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