Il sequel di Ferie d’agosto, girato quasi 30 anni dopo in un’atmosfera sociale molto diversa, ha un motivo particolare per sbarcare a Bruxelles. Una lettera rivolta alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per rilanciare lo spirito del Manifesto di Ventotene scritta dall’isola dal protagonista – Silvio Orlando nei panni dell’ex giornalista dell’Unità Sandro Molino – arrivato lì per trascorrere gli ultimi suoi giorni con i familiari. E che si imbatte in un’umanità varia, specchio dei nostri tempi, nel corso di una storia punteggiata da incontri onirici tra Molino e i confinati dal fascismo – da Altiero Spinelli a Sandro Pertini – ovvero i padri del sogno di un’integrazione europea basata sulla democrazia e nato per evitare nuove guerre.
Nel film c’è “l’ostinazione dell’ex giornalista dell’Unità a tenere viva la memoria del sogno europeo scrivendo una lettera a von der Leyen che non arriverà mai. Ma che ora, essendo io qui, mi pare di portare a destinazione”, ha detto il regista durante il colloquio avuto con il pubblico e con la giornalista della Stampa Francesca Sforza. Il film porta “sullo schermo il ritorno di temi come quello del nazionalismo che condusse alla guerra mondiale”, ha poi aggiunto l’autore, in un contesto che vede l’Europa investita da quella che viene definita l’onda nera.
Alla proiezione della pellicola – organizzata da Alessia Centioni per la European Women Alliance (Ewa) e introdotta alla responsabile dell’Istituto di cultura Allegra Iafrate e dall’ambasciatore d’Italia in Belgio Federica Favi – erano presenti anche il rappresentante permanente presso la Nato, ambasciatore Marco Peronaci, e il rappresentante permanente aggiunto presso l’Ue, ambasciatore Stefano Verrecchia.
Fino alla fine il film si svolge a un ritmo scandito da continui cambi di scena che mettono in luce le contrastanti sfaccettature della società di oggi, dall’improvvisata influencer al coatto fascistello ma dal cuore tenero, dall’ingegnere imbroglione ma galante alla disincantata vedova, che si incrociano e si scontrano, alternando momenti comici a scene toccanti. Il tutto a Ventotene, la culla dell’antifascismo e del progetto europeo. Dove la storia si conclude con una scena che sembra scritta appena ieri: uno scambio di battute sull’opportunità di utilizzare le armi contro il fascismo che ricorda, seppure con le dovute differenze – come ha sottolineato lo stesso Virzì – il dibattito sul sostegno all’Ucraina. Ma che, davanti alla realtà dell’epoca, non lascia dubbi sulla scelta da fare.
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