Yasmin, sopravvissuta con le figlie al massacro del 7 ottobre: “Così mio marito morì combattendo”

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«Saar ha combattuto per dieci ore, è morto sulle scale della casa della famiglia del comandante della sicurezza del kibbutz che ha contribuito a salvare. Per il futuro non ho risposte. Non so se o quando tornerò qui, a casa mia. Ritengo che non siamo al sicuro da nessuna parte in Israele, ma questo Paese resta il posto piu’ sicuro al mondo per un ebreo e non me ne andrò mai via da qui».

A parlare è Yasmin Margolis, sopravvissuta al massacro del 7 ottobre compiuto dai miliziani di Hamas nel kibbutz Kissufim, tra i più vicini alla Striscia di Gaza. Lei e le due figlie di 8 e 10 anni, Mia e Tavor, ce l’hanno fatta, sono state salvate dopo essere rimaste per ore e ore barricate dentro la stanza sicura nell’abitazione. Suo marito invece no: e’ uscito di casa per combattere i terroristi che quella mattina si sono infiltrati nella piccola comunita’ agricola e non è più tornato. Dei circa 250 abitanti, 15 sono stati uccisi e quattro sono stati portati nella Striscia. Di questi, solo uno e’ ancora nelle mani di Hamas, Shlomo Mansour, l’ostaggio piu’ anziano, che ha compiuto 86 anni ieri. Yasmin, trentacinque anni, lunghi capelli neri, indossa una maglietta che ha creato lei, con disegnata l’immagine del volto di Saar e la tomba con i suoi guantoni da boxe, insieme alla scritta che lui si era fatto tatuare, «Non ho un altro Paese». Quando parla del marito, spesso tocca la sua fede nuziale che porta al collo: «Cosi’ lo sento vicino», spiega, con un sorriso a mezza bocca. La giovane donna accompagna un gruppo di giornalisti nella sua personale ‘via crucis’, il percorso che ha fatto il marito dentro il kibbutz invaso dai miliziani di Hamas la mattina del 7 ottobre, da quando si sono salutati con un bacio sulla porta di casa a quando e’ stato ucciso. Mentre parla, in sottofondo si sente il rumore dei bombardamenti israeliani su Gaza, che dista poco piu’ di un chilometro. Stanotte le forze armate israeliane hanno lanciato un’operazione contro l’ospedale al-Shifa, nel nord della Striscia, sostenendo che alti esponenti di Hamas si sono riuniti nel complesso medico e lo usano come base. I combattimenti proseguono e in zona si sente distintamente il cannoneggiare contro l’enclave palestinese.

«Il giorno in cui mi sono trasferita a Kissufim, Hamas mi ha dato il ‘benvenuto’ sparando una scarica di razzi. All’epoca non avevamo ognuno il proprio rifugio, ma solo quelli comunitari. Avevamo pochi secondi per correre dentro, faceva paura ma ci si abitua, il beneficio di vivere qui era maggiore», ricorda Yasmin. «La mattina del 7 ottobre mi sono svegliata presto, verso le 5, ho fatto una lavatrice e improvvisamente e’ risuonato l’allarme. Le bombe erano continue, cadevano con un ritmo piu’ intenso del solito. Siamo corsi nella stanza sicura della casa, con Saar che faceva battute e le bambine che ridevano. Ma dopo pochi abbiamo sentito il rumore delle moto”. “Noi vivevamo nella parte ovest del kibbutz verso Gaza. Mio marito e’ uscito e ha visto un gruppo di uomini in moto. E’ rientrato, si e’ armato, ha preso il telefono di sicurezza, mi ha dato una pistola e mi ha detto di chiuderci nella stanza sicura e non rispondere a nessuno. L’ho accompagnato alla porta, l’ho baciato e alle 7.30 se n’e’ andato. Ci siamo parlati per telefono piu’ volte nelle ore successive, stava combattendo ma non mi diceva quello che succedeva fuori… i morti, gli ostaggi. La casa e’ stata attaccata, qualcuno ha cercato di entrare, abbiamo sentito una sparatoria intorno, alcune ore dopo e’ andata via l’elettricita’ e siamo rimaste chiuse dentro, in silenzio e al buio”. “Alle nove di sera e’ arrivata la sicurezza che ci ha detto di andare via – prosegue il racconto di Yasmin – C’erano molti soldati, ho capito che non era normale. Saar non si vedeva ma ho pensato che fosse a combattere. Si sentiva ancora il rumore dei colpi d’arma da fuoco, c’erano corpi per terra. Le bimbe sono uscite con indosso i pigiami, portando poche altre cose, fino a un bus poco distante che ci ha trasferito in un hotel sul Mar Morto dove siamo tuttora».

La «via crucis» di Yasmin nel kibbutz parte dalla zona dove si trovavano gli alloggi dei giovani della comunita’, accanto alla base militare. E’ qui il primo luogo dove Saar e i soldati si sono scontrati con gli uomini di Hamas, cercando di respingerli. Ci sono buchi di proiettile tutto attorno e le casette sono marcate con una X a indicare che dopo l’attacco sono state dichiarate ‘pulite’ da corpi, miliziani e trappole esplosive. La seconda ‘stazione’ e’ la casa della suocera, che quel giorno non c’era, era fuori per le festivita’. L’abitazione a due piani e’ completamente devastata: il pavimento del soggiorno-cucina e’ ricoperto dai vetri delle finestre crivellate di colpi, mobili ed elettrodomestici sono distrutti, il letto e’ ricoperto dalle piume dei cuscini sventrati, con i buchi dei proiettili sulle pareti e le porte divelte, mentre il secondo piano e’ talmente danneggiato che risulta inagibile per il rischio di crollo.

«I terroristi l’hanno occupata perché essendo pi§ alta delle altre forniva un buon punto dal quale sparare. Nell’appartamento accanto hanno ucciso il padre, mentre i tre figli si sono salvati – spiega Yasmin. L’ultima tappa e’ la casa del capo della sicurezza locale, l’ultimo posto dove Saar ha combattuto prima di essere ucciso. C’erano molti terroristi all’interno. E’ stato il primo a cercare di entrare, seguito da altri soldati. E’ caduto sul terzo gradino, un militare e’ stato colpito dietro di lui, gli altri sono sopravvissuti e sono riusciti a recuperare i corpi e portarli al sicuro». Il futuro di Yasmin e delle due figlie e’ nebuloso: come gli altri abitanti dei kibbutz nella cerchia intorno a Gaza, sfollati dopo l’attacco, il presente e’ costituito da una residenza provvisoria sul Mar Morto, cui seguira’ una casa temporanea in un quartiere tirato su in fretta e furia per ospitarli per i prossimi due anni. Piu’ in la’ con l’immaginazione, la giovane donna non puo’ e non riesce ad andare. “Al momento potrei anche vivere sulla Luna, l’importante e’ che le mie figlie stiano bene”. “Penso che succedera’ di nuovo (un attacco; ndr), non e’ qualcosa che penso da adesso, ho sempre avuto questo pensiero, siamo cosi’ vicini a Gaza. E comunque ritengo che non siamo al sicuro da nessuna parte in Israele. Sono stata dai miei genitori ad Ashkelon nel fine settimana, a causa di un attentato c’erano molte auto della polizia per la strada e mia figlia piu’ grande ha avuto un attacco di panico, voleva tornare al Mar Morto. Ma questo Paese resta il posto piu’ sicuro al mondo per un ebreo e non me ne andro’ mai via da qui”. Quanto ai palestinesi, “voglio che vivano in pace, anch’io voglio vivere in pace. Ma insieme non e’ possibile, solo separati”.

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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