La Cei torna a chiedere di applicare la legge sulle cure palliative. “Guardiamo con apprensione alla tematica del fine vita – ha detto il cardinale presidente Matteo Zuppi nell’introduzione ai lavori del Consiglio permanente -. Ogni sofferente, che sia in condizioni di cronicità o al termine della sua esistenza terrena, deve sempre essere accompagnato da cure, farmacologiche e di prossimità umana, che possano alleviare il suo dolore fisico e interiore. Le cure palliative, disciplinate da una buona legge ma ancora disattesa, devono essere incrementate e rese nella disponibilità di tutti senza alcuna discrezionalità di approccio su base regionale, perché rappresentano un modo concreto per assicurare dignità fino alla fine oltre che un’espressione alta di amore per il prossimo”. Per Zuppi “la piena applicazione della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, inoltre, è ulteriore garanzia di dignità e di alleanza per proteggere la persona nella sua sofferenza e fragilità”.
Sulle elezioni europee, l’Europa “vivrà a giugno una grande occasione di partecipazione popolare per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo”, ha sottolineato il cardinale rilanciando l’appello dei Vescovi europei: “Il progetto europeo di un’Europa unita nella diversità, forte, democratica, libera, pacifica, prospera e giusta è un progetto che condividiamo e di cui ci sentiamo responsabili. Siamo tutti chiamati a portarlo avanti anche esprimendo il nostro voto e scegliendo responsabilmente i deputati che rappresenteranno i nostri valori e lavoreranno per il bene comune nel prossimo Parlamento europeo”.
Zuppi ha concordato con le parole di Papa Francesco sulla guerra sottolineando che “la vita viene prima di tutto”. “Le parole del Santo Padre sulla pace sono tutt’altro che ingenuità. È sofferta e drammatica condivisione di un dolore – ha detto il cardinale nell’introduzione al Consiglio permanente – che non potremo mai misurare”. Ha paragonato dunque l’atteggiamento della Chiesa a quello di Maria sotto la croce: “non può abituarsi al buio e crede alla luce anche quando ci sono solo le tenebre. L’empatia e la pietà femminili prevalgono su tutto, su ogni valutazione pur indispensabile relativa ad aggressori e aggrediti, a ragioni e torti. La vita viene prima di tutto. La Chiesa è madre e vive la guerra come una madre per la quale il valore della vita sottolinea l’arcivescovo di Bologna – è superiore a ragionamenti o schieramenti lontani da questo”. Per questo è necessario “trovare un quadro nuovo, un paradigma differente, coinvolgendo la comunità internazionale per trovare insieme alle parti in causa una pace giusta e sicura. Proprio su questo versante gli Stati e i popoli europei, le stesse istituzioni dell’Unione europea, devono riscoprire la loro vocazione originaria, improntando le relazioni internazionali alla cooperazione”, ha concluso il presidente della Cei.
“Bisogna ricomporre un clima di fiducia e di speranza nella nostra Chiesa, liberarsi da amarezze e renderle impegno, progetto, esperienza. La Chiesa può e deve essere, vivendo così, un segno di speranza nella società italiana”, ha detto ancora Zuppi. “Si parla e si scrive sulla Chiesa, quella in Italia, il suo futuro, le difficoltà, i problemi”, come la “diminuita rilevanza e consistenza della Chiesa. Per qualcuno è prova di scelte sbagliate, per altri effetto di scelte non compiute, per altri ancora constatazione angosciata di scelte da compiere. Il dibattito non ci fa paura”.
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