AGI – Le Nazioni Unite si dicono “profondamente turbate” dalle ambiguità della nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong, adottata con “precipitazione” allarmante. L’alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha sottolineato in un comunicato la vaghezza delle norme che “potrebbero condurre alla criminalizzazione di una vasta gamma di comportamenti protetti dal diritto internazionale dei diritti dell’uomo, soprattutto la libertà di espressione, la libertà di pacifica riunione e il diritto di ricevere e trasmettere notizie”.
La normativa approvata dal Consiglio legislativo di Hong Kong completa la normativa sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino nel 2020 dopo le grandi manifestazioni dell’anno precedente in favore della democrazia nella regione amministrativa speciale. Le nuove misure elencano cinque fattispecie oltre a quelle già punite dal testo del 2020: tradimento, insurrezione, spionaggio e furto di segreti di stato, sabotaggio che mette a repentaglio la sicurezza nazionale, sedizione e “interferenza esterna”.
Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione europea così come molte organizzazioni hanno manifestato preoccupazione per una legge che comprimerà ulteriormente le libertà a Hong Kong e avevano chiesto ai legislatori di prendere più tempo per esaminarne le conseguenze. Tuttavia il LegCo, il Consiglio legislativo di Hong Kong dove non siedono rappresentanti dell’opposizione, ha proceduto all’approvazione accelerata del testo che è stato al fine approvato dai suoi 89 membri all’unanimità.
L’ufficio nazionale per la sicurezza di Hong Kong, controllato da Pechino, ha assicurato da parte sua che “un numero estremamente esiguo di persone” rischierebbe di essere condannato in base all’articolo 23, ossia quello introdotto per integrare la legislazione. Sono circa 300 le persone finora arrestate a Hong Kong in base alla legge sulla sicurezza nazionale, tra cui decine di militanti, esponenti democratici e personalità pubbliche, salvo quelle che hanno preferito l’esilio.
La nuova normativa era ritenuta necessaria per colmare le presunte lacune presenti nella legge del 2020 e “permetterà a Hong Kong di prevenire, vietare e punire con efficacia le attività di spionaggio, i complotti e le trame messe in opera dai servizi di informazione stranieri, l’infiltrazione e il sabotaggio condotti da forze ostili”, ha affermato il capo dell’esecutivo hongkonghese, John Lee Ka-chiu, nonché di “prevenire con efficacia la violenza e le ‘rivoluzioni colorate'”, ha concluso in riferimento alle manifestazioni pro-democrazia di massa che scoppiarono nel 2019. Il testo prevede pene fino al carcere a vita per il sabotaggio che metta a repentaglio la sicurezza nazionale, per il tradimento e l’insurrezione; 20 anni per spionaggio e sabotaggio; 14 anni per le “ingerenze esterne”. La legge allarga inoltre il crimine di “sedizione”, che risale all’epoca del dominio britannico, ricomprendendovi anche l’incitamento all’odio nei confronti dei dirigenti comunisti cinesi, con un’aggravante di pena che può salire a 10 anni di carcere.
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