Ma poi “La fille” è praticamente il più antico balletto rimasto in repertorio, andato in scena a Gran Teatro di Bordeaux, data di nascita 1 luglio 1789, due settimane prima della presa della Bastiglia il 14 luglio, data d’inizio della Rivoluzione Francese.
Il titolo originale è “Le ballet de la paille, ou il n’est qu’un pas di mal au bien”, diventerà “La Fille mal Gardée” più avanti.
Storia di un amore contrastato fra due ragazzi , Lise (Léonore Baulac) e Colas ( Guillaume Diop, primo ballerino étoile di colore dell’Opéra) che la madre di lei Mère Simone (Simone Valastro, en travesti, italiano, ospite) vuole dare in sposa al ricco e sciocco Alain (Antoine Kirscher). Alla fine di molte traversie Mére Simone rinchiude in camera la figlia, ma proprio lì si è rifugiato Colas: amanti scoperti e trionfo dell’amore. Non per niente in Russia il balletto è intitolato “L’inutile precauzione”.
Dunque un balletto che racconta un storia di villaggio fra cascina, cortile e campo di grano al tempo della mietitura; manda in soffitta divinità antiche e mitologia che sino ad allora avevano imperversato nella danza.
È il primo balletto che annuncia una nuova era, uno spettacolo preromantico cui avrebbero fatto seguito trenta, quarant’anni dopo “La Sylphide” e “Giselle” capostipiti di tutte le eroine romantiche della prima metà dell’800?
Oppure è da considerare il prodotto di un gusto rococo per le pastorellerie, lo stesso che trionfava a Versailles dove Maria Antonietta aveva fatto costruire un finto villaggio, l’hameau de la Reine?
Il balletto originale di Jean Dauberval al quale Ashton umilmente diceva di essersi ispirato, è andato perduto, così come la musica che dal 1828 è firmata Louis-Joseph-Ferdinand Herold. È il caso di ribadire che la compagine, corpo di ballo e protagonisti, è di altissimo livello grazie anche alla nuova direzione di José Martinez, spagnolo di Cartagena ma ex étoile dell’Opéra?
Gusto molto elegante e umoristico nella versione di Ashton che gioca tutto sulla commedia e pone in risalto le qualità degli interpreti. Umorismo anche nelle scene che vedono protagonisti danzanti un gallo e quattro galline. Del resto era stato proprio Ashton a coreografare al cinema nel 1971 e in teatro nel 1992 i “Racconti di Beatrix Potter” con ranocchi e altri animali danzanti. Ecco allora la compagnia impegnata a far ruotare, impugnando una miriade di nastri colorati, il Maypole. Ecco Mère Simone alle prese con una sorta di tapdance con gli zoccoli. E poi c’è la danza dei protagonisti e la variazione di Colas nella scena della mietitura è da antologia. Per non parlare dello stolto Alain che alla fine vola via portato dal vento che gli gonfia l’ombrello.
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