Il paziente, che è un afroamericano, è già in piedi e potrebbe essere dimesso presto. L’operazione può essere considerata un importante passo avanti e offre speranza a centinaia di migliaia di persone che soffrono di questo tipo di malattia.
Se l’intervento andasse a buon fine si “potrebbe risolvere un problema: solo una minoranza di pazienti ha accesso ai trapianti di rene per via della compatibilità”, ha affermato il dottor Winfred Williams, capo associato della divisione di nefrologia presso il Mass General e medico curante del paziente.
Se i reni di animali geneticamente modificati potessero essere trapiantati su larga scala, la dialisi “diventerebbe obsoleta”, ha affermato al New York Times il dottor Leonardo V. Riella, direttore medico per i trapianti di rene al Mass General.
Sono oltre 800.000 gli americani che soffrono di insufficienza renale e necessitano di dialisi, una procedura che filtra le tossine dal sangue. Oltre 100.000 sono in lista d’attesa per ricevere un rene trapiantato da un donatore umano vivo o morto. Inoltre, decine di milioni di americani soffrono di malattie renali croniche, che possono portare a insufficienza d’organo.
Il paziente in cura al Mass General Hospital, Richard Slayman, aveva subito un trapianto di rene umano, ma l’operazione era fallita e l’organo era stato rigettato. Dopo il ritorno alla dialisi, Slayman aveva avuto complicazioni vascolari e non avrebbe potuto continuare la cura. Per un altro organo compatibile avrebbe dovuto aspettare altri 5 o 6 sei anni, e non sarebbe stato in grado di sopravvivere ancora così a lungo.
Fino a qualche anno fa, era impensabile lo xenotrapianto, ossia il trapianto di organi animali nell’uomo. Ma, grazie all’innovazione scientifica e alle modifiche genetiche sull’organo effettuate in laboratorio, l’operazione è diventata una realtà che si va consolidando in ambito medico.
In questo caso il rene geneticamente modificato è stato creato dalla compagnia eGenesis, che ha rimosso tra geni potenzialmenti rischiosi che sarebbero stati la causa del rigetto da parte del sistema immunitario umano. In aggiunta, sono stati inseriti sette geni umani compatibili con il paziente. I retrovirus presenti nei maiali, che potrebbero infettare l’uomo, invece sono stati inattivati.
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