Con la sua statura imponente, Walsh è stato spesso scritturato per interpretare personaggi autoritari. Ha vestito i panni d un sergente dell’esercito in “Alice’s Restaurant” (1969) di Arthur Penn, una guardia carceraria in “Il piccolo grande uomo (1970), sempre diretto da Penn, un medico in “Airport ’77” (1977), un sadico ufficiale in “Vigilato speciale” (1978), un commerciante di legname corrotto in “Brubaker” (1980), il soldato Tuck in “Rombo di tuono” (1984), il capo della polizia in “Critters – Gli extraroditori” (1986), un governatore in “Milagro” (1988) e uno sceriffo in “Inganno pericoloso” (1993).
Walsh è ricordato anche per le sue interpretazioni vincenti dell’umile giornalista sportivo Dickie Dunn in “Colpo secco” (1977), del cecchino demenziale e implacabile deciso a sparare a Steve Martin in “Lo straccuione” (1979) e dello sponsor di Michael Keaton in “Fuori dal tunnel” (1988). Forse nessun personaggio ha incarnato meglio il talento di Walsh di Loren Visser, il detective privato senza scrupoli di “Blood Simple – Sangue facile” (1984), il film d’esordio dei fratelli Coen. Visser, assunto per cogliere in flagrante una coniuge traditrice e il suo amante, finisce per fare il doppio gioco e uccidere il suo cliente, svuotando la sua cassaforte e incastrando la moglie per l’omicidio. Walsh è stato premiato con lo Spirit Award come miglior protagonista maschile per “Blood Simple”. I Coen hanno poi ripreso l’attore per un altro ruolo di spicco, quello dell’operaio di un’officina meccanica che parla a vanvera in “Arizona Junior” (1987).
Dopo aver debuttato come comparsa non accreditata in “Un uomo da marciapiede” (1969), Walsh è apparso in film notevoli come “Serpico” (1973), “40.000 dollari per non morire” (1975), “Questa terra è la mia terra” (1976), “Gente comune” (1980), “Reds” (1981) e “Silkwood” (1983). Walsh ha alternato dalla seconda metà degli anni ’80 ruoli tra film tv, serial televisivi e film da botteghino, recitando anche in “Free Willy 2” (1995), “Romeo + Giulietta di William Shakespeare” (1996), “Il matrimonio del mio migliore amico” (1997), “Wild Wild West” (1999). Con il suo caratteristico portamento massiccio e la sua parlantina scialba, Walsh, scrive “The Hollywood Reporter”, era un attore non protagonista ideale per ben 233 titoli. Maestro di una comicità fuori dagli schemi e di un’aggressività ostinata, eccelleva nei ruoli che si addentravano negli angoli più oscuri dell’umanità. «Qualunque sia il personaggio che ha interpretato, ha avuto un impatto colorato», sottolinea sempre “The Hollywood Reporter”.
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