Il Presidente era stato qualche ora prima a Marsiglia, una visita a sorpresa per sfidare i narcotrafficanti che ormai si comportano da padroni nella seconda città di Francia. Ma il capo di Stato con i guantoni da boxe appare anche nei giorni in cui le sue dichiarazioni muscolari (appunto) contro la Russia fanno discutere e dividono l’Europa.
È un messaggio per Putin?
È quindi anche un messaggio nei confronti di Vladimir Putin, abituato a mostrarsi in pose sportive estreme e a parlare con i codici della virilità? “Emmanuel Macron è un tecnocrate che si cimenta nello stile populista, cercando di rispondere a Putin sul suo stesso terreno” commenta Philippe Moreau-Chevrolet, esperto di comunicazione politica. Secondo Franck Tapiro, pubblicitario e direttore dell’agenzia Hémisphère Droit, il corpo di Macron viene in qualche modo “mistificato” e si inserisce in “un contesto di guerra e di probabilità di conflitto con Putin”. Tapiro, invitato da varie tv, ha anche smentito l’ipotesi che le foto siano state ritoccate per aumentare la massa muscolare del leader “Ad alcune persone potrebbe piacere avere i bicipiti come il Presidente – commenta il pubblicitario – ma posso garantirvi che non si tratta di un falso”.
Nota passione per il pugilato
Di certo, Macron è un abituato del pugilato, come ha confidato sua moglie Brigitte qualche mese fa a Paris Match. Si allena due volte a settimana per 45 minuti. A gennaio, per marcare l’anno dei Giochi olimpici a Parigi, il capo di Stato si era già mostrato in un video vestito in tenuta di boxe e con i guantoni sulle spalle. La deputata ecologista Sandrine Rousseau ha criticato l’ostentazione macho di Macron. “Che miseria politica. Che sconfitta per il progressismo. E che pochezza di comunicazione politica” scrive Rousseau su X .
Tra le donne politiche, Valérie Pécresse, presidente della regione Ile-de-France ed ex candidata della destra alle presidenziali, è stata la prima a indossare i guanti, fotografata durante il suo allenamento in piena campagna elettorale per le regionali del 2015. “La mia squadra non voleva farlo, perché pensava che fosse troppo violento. Io non ero d’accordo. Anche se è visto come uno sport originale per una donna, dà l’immagine di una combattente”, ha raccontato. A lei ha fatto seguito Rachida Dati, oggi Ministro della Cultura, il cui allenatore nel 2021 ha elogiato la sua “mentalità da vera pugile” che “non si arrende”.