Le forze russe hanno lanciato nella notte 31 missili diretti verso Kiev, incluso un ipersonico KH-47M2 Kinzhal: sono stati tutti abbattuti nella regione della capitale ucraina dalle difese aeree del Paese: lo ha reso noto su Telegram l’Aeronautica militare. Oltre al Kinzhal, sono stati intercettati e distrutti un missile balistico Iskander-M (KN-23) e 29 missili da crociera Kh-101/Kh-555. L’attacco è stato lanciato da 11 bombardieri strategici Tu -95MS dalle aree di Volgodonsk ed Engels nella Federazione Russa.
Il ministero della Difesa russo ha detto che le forze di Mosca hanno conquistato un altro centro abitato nel Donbass ucraino, quello di Tonenkoye, presso Avdiivka.
L’invio di contingenti militari di Paesi Nato in Ucraina può portare a “conseguenze molto negative, persino irreparabili”. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Interfax.
“I terroristi russi non hanno missili tali da poter aggirare la difesa dei Patriots e di altri importanti sistemi mondiali. Ora questa protezione è necessaria qui in Ucraina. Da Kiev a Kharkiv, da Sumy a Kherson, da Odessa alla regione di Donetsk. Ciò è del tutto possibile se i partner hanno sufficiente volontà politica”: lo scrive su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla luce dell’attacco missilistico russo della notte scorsa sulla capitale ucraina, durante il quale sono stati abbattuti – sottolinea – più di 30 missili, incluso uno ipersonico.
In un discorso televisivo alla nazione dopo la proclamazione dei risultati ufficiali delle elezioni, il presidente russo Vladimir Putin ha promesso di utilizzare tutte le proposte costruttive degli altri candidati alla presidenza e ha assicurato che farà tutto ciò che è in suo potere per giustificare la fiducia degli elettori. Lo riferisce la Tass.
La Russia sta seguendo il percorso storico scelto, fiduciosa nelle proprie forze e nel proprio futuro, ha detto Putin nel discorso.
La Russia utilizzerà tutti i possibili meccanismi giudiziari e sceglierà altri metodi per rispondere se la Ue deciderà di confiscare i proventi dai suoi capitali congelati in Europa per destinarli a Kiev. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Ria Novosti.
Indicatori finanziari, economici e militari russi suggeriscono che Mosca si sta preparando per un conflitto su larga scala con armi convenzionali con la Nato, non imminente ma probabilmente in un arco temporale più breve di quello che alcuni analisti occidentali avevano inizialmente ipotizzato: lo scrive l’Istituto per lo studio della guerra (Isw). La Russia, rileva il centro studi statunitense, non sembra aver affrontato una crisi finanziaria e l’aumento delle spese militari è diventato il più grande cambiamento nella politica di bilancio del Paese. Pertanto, secondo gli analisti, gli sforzi per garantire il futuro finanziario della Russia saranno più probabilmente mirati a creare condizioni di lungo termine che a risolvere problemi finanziari immediati.
Il think tank ricorda inoltre che il presidente polacco Andrzej Duda ha affermato ieri in un’intervista alla Cnbc che il presidente russo Vladimir Putin sta intensificando gli sforzi per mettere l’economia russa su un percorso militare per poter attaccare la Nato già nel 2026 o 2027, citando una ricerca tedesca non specificata. In precedenza, il 9 febbraio scorso, il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen aveva dichiarato che secondo nuove informazioni di intelligence la Russia potrebbe tentare di attaccare un Paese della Nato entro 3-5 anni, ovvero prima di quanto previsto dall’Alleanza. Secondo gli esperti dell’Isw, i tentativi di Putin di creare le condizioni per la stabilizzazione dell’economia e delle finanze russe fanno molto probabilmente parte dei preparativi finanziari e interni della Russia per un potenziale futuro conflitto su larga scala con la Nato, e non solo per una guerra di lunga durata in Ucraina.
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