Non so se “Trame sonore”, a Mantova quest’anno dal 29 maggio al 2 giugno prossimi (www.oficinaocm.com/tramesonore) , sia il più bel festival musicale del mondo, anche se spesso l’ho pensato; di certo, è il più singolare, coinvolgente, spiazzante, commovente. La musica tracima da ogni angolo della città meravigliosissima, decine di appuntamenti, sedici ore di musica al giorno, sempre a portata di passeggiata o di bicicletta. È l’ascoltatore a fare il suo cartellone, scegliendo le proposte o perdendocisi dentro, come un signore capriccioso dell’ancien régime: adesso ho voglia di Couperin o di Brahms, di un quartetto o di contemporanea. Ci sono i grandi e i grandissimi, il glorioso pianista Alfred Brendel “guest of honor” (le lingue ufficiali sono l’inglese e il mantovano, meravigliosamente in bilico fra lombardo ed emiliano), l’altro grande pianista Alexander Lonquich “artist in residence”, l’Orchestra da Camera di Mantova padrona di casa (e tutti, miracolo, vengono e suonano gratis, solo un rimborso spese). E ci sono tanti giovani musicisti da scoprire e di cui innamorarsi. Scegliendo fra questa valanga di nomi: i quartetti Indaco e Kuss, i tenori Mark Padmore e Blagoj Nagoski, il soprano Gemma Bertagnolli, i pianisti Antonio Ballista, Andrea Lucchesini, Roberto Prosseda, Maurizio Baglini, Luca Ciammarughi, i violinisti Marco Rizzo e Tai Murray, i cellisti Giovanni Sollima e Giovanni Gnocchi, gli ensemble Zefiro, Diderot e Micrologus, i compositori Nicola Sani, Alessandro Solbiati e Silvia Colasanti, i solisti e l’orchestra del Monteverdi festival diretti da Alessandro Greco e chi più ne ha più ne ascolti. I programmi svariano dal Rinascimento alla contemporanea, organizzati in “Trame” che portano nomi evocativi che fanno venire già voglia di esplorarle, “Fiumi barocchi”, “L’eco di Monteverdi”, “Casa Mozart” (a Palazzo d’Arco, dove suonò), “Wunderkammer”, “Hausmusik”. Quest’anno, a Mantova hanno pure tramato due nuove “trame”. Una è “Metamorfosi” che, citiamo, “indaga quel fiume carsico di metamorfosi musicali che attraverso trascrizioni, arrangiamenti, citazioni, variazioni, omaggi, nei secoli porta a noi musiche eterne in tutta la loro potenziale mutevolezza di forme e di modi”. L’altra è dedicata al Puccio per il centenario (della morte, 1924-2024), ma che al solito spiazza e intriga fin dal titolo: “Puccini: Love or Hate?”.
Il tutto in trenta “location”, come si dice in cretinese, una più bella dell’altra: Palazzo Ducale e Palazzo Te, la Biblioteca Teresiana e il Teatro Bibiena, la Basilica di Santa Barbara e la Rotonda di San Lorenzo, i palazzi privati ma anche piazze, chiostri, giardini, vicoli. Senza obblighi di frequenza né di dress code: i musicisti sono in maglietta, gli spettatori, talvolta, ancora più negligé. Ma, misteriosamente, qui il senso di comunità diventa subito fortissimo, ti senti immediatamente fra amici. E fra amici nessuno fa caso a come sei vestito
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