L’opera, che mescola al genere della commedia, la linea narrativa drammatica e le suggestioni del realismo magico, è stata girata interamente in Puglia, a Molfetta e vede, accanto ai protagonisti Maria Grazia Cucinotta, nel ruolo di Alfonsina e Massimo Venturiello nel ruolo del fratello Saverio, Tiziana Schiavarelli, Umberto Sardella, Rossella Leone, Dante Marmone, Valentina Gadaleta.
“È un film che affronta una tematica urgente del nostro presente” ha detto il regista Beppe Cino: “il tema del confine, su cui si scontrano tutti i popoli di ogni razza e da sempre. Il titolo è ispirato alla sonata di Bach 208 “Le pecore possono pascolare in pace” ed è diventato “Gli agnelli possono pascolare in pace” a sottolineare come le vittime sacrificali per antonomasia possano crescere e trovare l’opportunità di un nuovo equilibrio”.
Io sono Alfonsina, una bidella in prepensionamento… ma una bidella sui generis, fan di Pasolini per intenderci. Una donna, che vive in un mondo tutto suo, che parla coi genitori morti e ha una serie di strani rituali, come se le persone non morissero mai. Una notte fa un sogno e le appare la Madonna del paese dicendole che deve essere ritrovata perché è stata portata via…
Comincia così un viaggio visionario, di Alfonsina e di tutti coloro che le stanno intorno.
Non c’è una sola eroina. “Le pecore possono pascolare libere” è un film corale e al femminile. Beppe Cino porta sempre delle eroine nei sui lavori, è un regista un po’ matriarcale, ma non ce n’è una sola …
Assolutamente sì, Beppe è un regista visionario, stupisce e affascina perché c’è sempre magia in quello che fa e presenta il mondo come se fosse un metaverso, pur collocando la storia nell’era moderna, tutto è un po’ retro.
Sono stata davvero felice di tornare a lavorare con lui, riesce a trasformare tutto in magia, senza rinunciare a messaggi precisi e forti.
Vengono toccati tanti temi, uno in particolare è quello dell’emigrazione e dell’integrazione.
Non a caso la Madonna parla con accento straniero e nel film ci sono tanti stranieri. I pregiudizi sono ancora moltissimi, si sente ancora dire ovunque che lo straniero arriva e ti ruba il lavoro, ti porta via tutto. Ma il fatto è che sono proprio loro ad accettare tutti quei lavori che altri non vogliono fare.
Ci sono stranieri e stranieri, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Beppe Cino ha dato una lezione di vita con questo film, facendo capire, che chi arriva in Italia fugge da condizioni disagiate. Nessun lascerebbe il proprio paese se stesse bene.
I veri confini sono quelli mentali, che creano barriere e pregiudizi e limitano te stesso e quelli che ami.
I confini insormontabili sono proprio la mentalità della gente e il potere. Le persone pensano di essere “arrivate” e si sentono superiori agli altri. Non esistono diversità, siamo tutti uguali. Una mente non aperta e il peggior male della società. Ma la mentalità è difficile da cambiare.
In quello italiano ancora sì, moltissimi, qui c’è ancora il cinema di serie A B e C come nel calcio.
Io adoro l’America perché è senza pregiudizi e anche nel cinema c’è meritocrazia.
Qui c’è ancora il cinema di serie A B e C come nelle squadre di calcio.
Assolutamente sì. Una volta abbattute le barriere ritorna la vera ricchezza.
Certo. E’ stato girato in Puglia e tanti attori del cast sono pugliesi nel cast. Io sono stata adottata, ma mi sono innamorata subito della Puglia. Il Sud dona alla pellicola un’atmosfera particolare, colori, luce, tutto è magico perché al Sud è proprio così.
Me lo porto nel dna. Quando si è ragazzini del Sud lo si vede come una punizione, poi giri il mondo e ti rendi conto di quanto si era fortunati, che il Sud era un vero e proprio paradiso terrestre: gente col cuore grande, buon cibo, c’è tutto. Ci fosse anche il lavoro nessuno se ne andrebbe.
A prescindere da tutto comunque dobbiamo ritenerci tutti fortunati di essere italiani. L’Italia è bella tutta. Ma il Sud mi dà tanto dal punto di vista umano.
Il sorriso, perché mi ritengo una persona felice e la cura per gli altri, l’attenzione verso la gente.
Molte cose sono cambiate, ma c’è ancora molta strada da fare, anzi prima di tutto bisognerebbe fare le strade, per andare al Sud ancora c’è molto disagio. No la questione meridionale non è per nulla risolta. Ancora si è presi in giro e chiamati terroni perché del Sud.
Lavoro da 38 anni tre quarti della mia vita. Quindi ho smesso di pensare alla mia vita professionale. Sono molto soddisfatta di quello che ho fatto. Ma non guardo gli altri come traguardo. Ho imparato a fare scelte diverse per la mia vita, per divertirmi per costruire qualcosa che mi fa felice, non per essere giudicata.
Del giudizio degli altri non mi frega nulla, mi interessa il pubblico, non quelli dell’ambiente.
Amo molto Emanuele Crialese, il suo “Respiro” mi ha molto emozionata. I suoi film mi fanno venie la pelle d’oca. Ecco sì, mi piacerebbe lavorare con lui
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